Diagnosi a distanza, referti medici e soprattutto un camper-ambulatorio. È il progetto di telemedicina approvato ieri dall’Ulss. Porterà il servizio sanitario là dove osano le aquile… nelle zone più periferiche della provincia.
Il progetto vale 1,58 milioni di euro (di cui 1,12 finanziati con i Fondi Comuni di confine). E ha come obiettivo quello di promuovere le modalità di erogazione del servizio di assistenza sanitaria tramite l’uso delle tecnologie innovative. In questo particolare momento storico, servirà anche a potenziare l’organizzazione delle attività di screening e vaccinazione sul territorio con l’acquisto di un camper che porterà gli operatori nei vari Comuni.
L’Ulss 1 Dolomiti intende infatti rafforzare la rete dell’assistenza territoriale, utilizzando un approccio diverso. La telemedicina è una modalità di erogazione di servizi di assistenza sanitaria tramite il ricorso a tecnologie innovative in situazioni in cui il professionista della salute e il paziente o due professionisti non si trovano nello stesso luogo. Comporta la trasmissione sicura di informazioni e dati di carattere medico nella forma di testi, suoni, immagini o altre forme necessarie per la prevenzione, la diagnosi, il trattamento e il successivo controllo dei pazienti. In particolare, le nuove strumentazioni acquistate tramite il progetto, serviranno per televisite con visione esami e rinnovo piani terapeutici e teleconsulti tra professionisti, anche in strutture territoriali. Le specialità che verranno coinvolte saranno: reumatologia, nefrologia, malattie infettive, neurologia, cardiologia, geriatria, nefrologia, oculistica, ginecologia, fisiatria, radiologia, anestesia, diabetologia, medicina.
Inoltre, sarà acquistato un camper attrezzato come ambulatorio per vaccinazioni (di ogni tipo, anche pediatriche) o screening che sarà utilizzato dal Dipartimento di Prevenzione per raggiungere i Comuni più periferici.
«Lo sviluppo della telemedicina attraverso questo primo progetto garantirà un cambio di passo per l’assistenza nel nostro territorio – il commento della direttrice Ulss Maria Grazia Carraro -. Si inizierà a superare le distanze e a limitare gli spostamenti, garantendo servizi di qualità vicini al cittadino. É un cambio di prospettiva e una prima risposta concreta alla sanità in montagna».
«La montagna bellunese avrà un servizio in più. È così che si mettono a frutto per davvero le risorse del Fondo Comuni confinanti» commenta il presidente del Comitato paritetico del Fondo, Dario Bond. «Si tratta di un progetto importantissimo e strategico, per dotare il territorio di un servizio ulteriore, e ringrazio la grande operatività della direzione Ulss. La telemedicina è fondamentale in montagna, soprattutto in un momento di grande carenza di medici. Sia chiaro, però: non è e non sarà mai la soluzione di tutti i problemi sanitari del territorio. Può tuttavia fissare un punto di riferimento che consente sicurezza maggiore in aree periferiche e spopolate. L’importante è che sia affiancata da un collegamento internet efficiente e capillare. In tal senso, può diventare uno degli strumenti con cui contrastare la grave crisi demografica delle “terre alte”».
Soddisfatto anche Roberto Padrin, presidente della Provincia di Belluno, ente soggetto attuatore della quota di progetti strategici in quota al Fondo Comuni confinanti: «La telemedicina è un servizio in più per la montagna bellunese, grazie al gioco di squadra tra Provincia, Fondo Comuni confinanti e Ulss. Il progetto può costituire un servizio ulteriore, a beneficio soprattutto delle comunità più isolate e periferiche. È con questa visione che l’abbiamo inserito all’interno del “pacchetto Covid”, varato a dicembre scorso, grazie alla collaborazione tra Provincia e Fcc. È fondamentale che l’accesso alla sanità sia garantito a tutti i bellunesi, anche a chi vive in zone oggi disagiate e non servite adeguatamente».





