Il settore della ristorazione bellunese è in subbuglio, e con molte buone ragioni.
Le nuove disposizioni del governo sulla “ripartenza” prevedono infatti dal 26 aprile la possibilità di riaprire i locali di ristorazione a pranzo e cena solamente all’aperto.
«E’ un provvedimento dal sapore fortemente “romanocentrico” – commenta non senza una punta di ironia il coordinatore provinciale di Forza Italia Dario Scopel -, basato sul presupposto, evidentemente errato, che il territorio nazionale sia già pervaso, da Vipiteno alla spiaggia di Mondello, da un tiepido clima primaverile».
«A qualcuno – aggiunge Scopel -, sembra sfuggire che le temperature e il clima della fascia alpina e prealpina risentano, a volte anche in piena estate, di sbalzi e fenomeni che non consentono certo di pianificare una stagione interamente all’aperto! Una norma, quelle delle aperture di bar e ristoranti solo all’aperto che, se penalizza tutta la provincia di Belluno, si annuncia addirittura come l’anticamera di un vero e proprio flop per i territori di valle e della cosiddetta “mezza montagna».
«Se i locali dei centri cittadini, soprattutto quelli più grandi, possono comunque puntare sulla presenza dei residenti e su strutture più agili e modulari per rispondere alle esigenze della clientela e, d’altro canto, le strutture ricettive di alta montagna sono inserite in circuiti conosciuti e praticati dagli appassionati del settore – incalza Scopel – a pagare il prezzo più altro di questo provvedimento saranno proprio le zone della “montagna di mezzo”».
«E non si tratta certo di una questione secondaria – prosegue l’azzurro -: dall’Alpago al Feltrino, dal comprensorio del Grappa a quello della dorsale a cavallo tra la Valbelluna e il Trevigiano (solo per fare qualche esempio) sono molte le aree che vivono di un turismo spesso giornaliero, fatto per lo più da nuclei familiari che si spostano dalle province limitrofe per trovare ambienti incontaminati e poco frequentati dove passare una giornata di relax. Zone dove, anche in piena estate, temporali e sbalzi di temperatura sono all’ordine del giorno e dove, soprattutto alla sera, è pressoché impossibile pensare ad una ristorazione all’aperto».
«Stiamo parlando di centinaia di imprese, spesso a conduzione familiare, a cui sono in molti casi collegate attività altrettanto importanti di cura e tutela del territorio (malghe, agriturismi, imprese agricole), che hanno già sofferto pesantemente nell’ultimo anno e mezzo gli effetti della pandemia e che attendevano questa estate 2021 come una sorta di ultima spiaggia per poter tornare a lavorare», aggiunge il coordinatore azzurro.
«Che sarà di questo comparto, così prezioso per tutto il territorio bellunese? Come possono pianificare questi operatori spese e investimenti alla vigilia di una stagione in cui non sanno se e quando potranno accogliere i loro clienti? L’impressione di essere difronte ad un flop annunciato, con tutte le conseguenze del caso, è purtroppo sotto gli occhi di tutti. Mi auguro che chi può farlo intervenga quanto rima per rimediare a questa stortura che ha il sapore amaro dell’ingiustizia», conclude Scopel.





