“Recovery Fund” bellunese: 12 milioni anti Covid

“Recovery Fund” bellunese: 12 milioni anti Covid

Scuola e sanità. Trasporto pubblico. E supporto alle attività produttive. C’è tutto nella “manovra Covid” varata da Provincia e Fondo Comuni confinanti. Una misura dalla portata epocale per superare gli effetti collaterali della pandemia. In tutto, 12 milioni di euro.

 

La regia è del Fondo Comuni confinanti. Che a luglio ha varato il Programma Risorse Covid, anticipando il 30% dei soldi previsti nel primo anno della nuova programmazione: 8 milioni e mezzo di euro solo per il Bellunese. Il resto è farina del sacco dei sindaci, coordinati dalla Provincia, che hanno presentato una serie di progetti per guardare al futuro del territorio. C’è poi l’aiuto personale di Palazzo Piloni e Ulss 1, con quasi due milioni di cofinanziamento, per un totale che sfiora i 12 milioni.

Sette i progetti, presentati entro il termine del 31 ottobre e approvati martedì (1° dicembre) dal Comitato paritetico per la gestione del Fondo. Sono tutti progetti di area vasta: ovvero comprendono l’intero territorio provinciale, sul modello già sperimentato di Investiscuola.

Sì, perché la grande novità della nuova programmazione del Fondo è il superamento, almeno in parte, della distinzione tra Comuni di prima, seconda e terza fascia (finora, potevano partecipare alla progettazione solo i primi due). Un certosino lavoro di analisi del territorio (legato a diversi parametri, sociali, demografici ed economici) da parte dei tecnici di Palazzo Piloni ha portato alla definizione di un nuovo “ambito ottimale”, sul quale sviluppare progetti di respiro sovracomunale. Si tratta, in soldoni, dell’intera provincia. 

In questa cornice rinnovata si inserisce il quadro dei progetti presentati, che puntano non solo a tamponare il momento difficile, ma a rilanciare la competitività della provincia. 

Cinque milioni di euro sono destinati alle scuole e serviranno da un lato ad adeguare i locali per garantire la didattica in quest’epoca di distanziamento sociale (anche attraverso l’acquisto di strutture mobili). Ma soprattutto verrà favorita la transizione digitale, dotando i plessi scolastici della provincia di accesso alla banda ultralarga e di tutti gli strumenti necessari a sfruttare le potenzialità della rete. 

Un milione e 585 mila euro (dei quali 465mila da parte dell’Ulss 1) saranno invece destinati al potenziamento della telemedicina e dello screening territoriale: televisite, teleconsulti, monitoraggi da remoto. Ma ci sono anche 1 milione e 750mila euro destinati alla messa in sicurezza delle strutture residenziali per anziani. 

C’è poi il capitolo del trasporto pubblico. Con 500mila euro si punta a dotare tutti i mezzi di DolomitiBus di contapersone e impianto di videosorveglianza. Un progetto che al momento non ha eguali in Italia. 

Oltre un milione di euro sarà invece elargito alle associazioni di volontariato socio – sanitario per l’acquisto di nuovi mezzi e dotazioni. 

Ma non basta. La Provincia punta pure al sostegno alle attività produttive messe in ginocchio dalla pandemia, con 2 milioni di euro. «Verranno sostenute attraverso appositi bandi – spiega il presidente Roberto Padrin – ai quali potranno partecipare le attività con i codici Ateco individuati grazie al lavoro svolto dal fondo welfare». Attenzione: si parla sempre di contributi per investimenti, non di spese correnti.

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