Bim Gsp: «O aumentavamo le bollette, o gli acquedotti finivano ko»

Bim Gsp: «O aumentavamo le bollette, o gli acquedotti finivano ko»

«Se non intervenissimo adesso, fra dieci anni l’acqua l’avremo solo con le autobotti». Già, perché il sistema degli acquedotti bellunesi perde acqua da tutte le parti. Su 85 milioni di metri cubi di acqua raccolti ogni anno dalla rete idrica, ne arrivano a destinazione poco più di 12milioni. Se ne perde per strada l’80%, oltre 70milioni di metri cubi: l’equivalente di mezzo lago di Santa Croce.

Servono investimenti, tanti e corposi: 208 milioni di euro in 12 anni, per sistemare le reti e non incorrere nelle multe previste dal nuovo sistema tariffario introdotto da Arera, l’authority nazionale. Per farli, non c’era altra strada che aumentare le bollette. Lo hanno ribadito ieri in videoconferenza gli amministratori della società (Attilio Sommavilla, Lara Stefani e Andrea Menin), il presidente del consiglio di bacino Belluno Dolomiti (l’ex Ato), Camillo De Pellegrin e Jacopo Massaro, nella veste di presidente del comitato di coordinamento. L’aumento, graduale, è stato approvato lunedì dall’assemblea dei sindaci. In quattro anni le tariffe saliranno del 14,75%. I cittadini, logico, non l’hanno presa bene

«Sui social ci danno dei criminali, dei delinquenti che fanno buchi e poi fanno pagare i cittadini – commenta De Pellegrin – ma la realtà è ben diversa. Noi sindaci sappiamo bene quali sono le difficoltà delle persone, ma anche quanto sia urgente investire sulle reti disastrate. Abbiamo chiesto alla società di investire, ci hanno detto che si può fare solo con l’aumento delle bollette». La proposta del consiglio di bacino era di aumentare gradualmente, in 4 anni, fino al 10% in più: e senza aumenti nel 2020 e 2021. Proposta rimandata al mittente, serviva uno sforzo in più: alla fine la quadra si è trovata al 15%.

Ma i problemi di Bim Gsp arrivano da lontano. Dagli anni in cui si investiva creando debiti, rinviando sine die l’aumento delle tariffe. Il risultato furono i famosi 92 milioni di euro di “buco”, con la società ad un passo dal default. Poi venne la stagione di Giuseppe Vignato, con il mandato dei sindaci di risanare ad ogni costo. Tramite aumento delle bollette, ma non solo: anche attraverso tagli draconiani alle spese e investimenti ridotti al minimo.

Da luglio, con la nomina del nuovo CdA, si è aperta una nuova fase. «Espansiva, con investimenti che non erano più procrastinabili – aggiunge Massaro -. Ne mettiamo in programma per 208 milioni in 12 anni, ma ne servirebbero anche di più».

«La media della spesa per investimenti era di 8 milioni all’anno, intendiamo raddoppiare a 16 milioni all’anno – spiega Attilio Sommavilla, presidente del consiglio di amministrazione della società – e per fare questo servirà anche assumere nuovo personale per la progettazione e la gestione. Non possiamo aspettare: i nostri indicatori su perdite, qualità dell’acqua e sistemi di depurazione sono i peggiori del Veneto. Se non potenziamo le reti oggi, tra dieci anni gli acquedotti non reggeranno più. Ai cittadini dico: abbiamo una macchina che va migliorata, ma è la vostra macchina. Dobbiamo mettere una pietra sopra al passato».

Ma non si potrebbe usare l’utile accantonato negli anni scorsi, come richiesto da alcuni sindaci, quelli della Lega in testa? «L’utile lo abbiamo sempre dovuto applicare per rinforzare le riserve per poter rinegoziare i mutui con le banche – spiega Massaro – i soldi sono serviti per gestire le situazioni debitorie. Così abbiamo preso per i capelli una società che era prossima a portare i libri in tribunale. Mentre ora è in equilibrio e funziona abbastanza bene. Ma sarà comunque un tema che andrà affrontato, tutti assieme, nei prossimi mesi».

In tutto questo c’è anche un dato positivo. Le bollette bellunesi sono ancora tra le più concorrenziali. E gli aumenti saranno tutto sommato contenuti. «Nel 2021 l’aumento sarà di 65 centesimi al mese per una famiglia media di tre persone – fa di conto Massaro – nel 2022 altro aumento, di 1,80 euro al mese, poi nel 2023 un altro aumento di 1,20 euro al mese, sempre per un nucleo di tre persone».

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