Mal di Covid: l’economia piange, il lavoro si dispera. Persi 80mila posti di lavoro a livello regionale. Quasi 1.700 in provincia di Belluno. Come a dire che il lungo lockdown porterà conseguenze ben più lunghe, durature e pesanti della semplice “fase 2”.
IN VENETO
I numeri, si sa, non sono un’opinione. E quelli dell’Osservatorio di Veneto Lavoro sono particolarmente schietti. Tra contratti a tempo determinato, apprendistato e lavoro intermittente, sono circa 60mila i posti di lavoro persi tra il 23 febbraio e il 6 maggio, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A questi si aggiungono 7.800 contratti a tempo indeterminato in meno, soprattutto a causa del calo delle assunzioni, e il prevedibile crollo dei contratti di somministrazione, che in base ai dati parziali disponibili sono diminuiti di oltre 13mila unità.
A BELLUNO
A livello provinciale il dato è particolarmente significativo. È vero che i numeri risentono della stagionalità del turismo, per cui il periodo primaverile mostra sempre più cessazioni di contratti che assunzioni. Ma nel confronto da un anno all’altro si nota perfettamente l’effetto Covid.
Il segmento 23 febbraio-6 maggio 2019 mostrava 2.277 assunzioni e 4.874 cessazioni (vale a dire un saldo di -2.597, contando tutte le forme contrattuali nel settore privato). Lo stesso periodo di quest’anno fa segnare 1.035 assunzioni (meno della metà rispetto a quelle dell’anno scorso) e ben 5.317 cessazioni, per un saldo di -4.282. Tradotto, 1.685 posti persi in più.
TURISMO DA PANICO
La sofferenza maggiore si registra nel comparto dei servizi turistici, dove la riapertura da “fase 2” continuerà a mostrare effetti. Perché l’assenza di flussi internazionali, l’obbligo al distanziamento sociale e il freno sull’estate 2020 (in alcuni casi, la cancellazione completa) si ripercuotono inevitabilmente sui posti di lavoro.
E pensare che il turismo aveva iniziato il 2020 mantenendo i livelli occupazionali dell’anno precedente… Poi, con l’esordio della crisi Covid-19, ha visto crollare la domanda di lavoro e segnato, a livello regionale, una riduzione di circa 28mila posizioni lavorative rispetto allo stesso periodo 2019.
IL COMMENTO
«La situazione economica è gravissima – afferma Elena Donazzan, assessore regionale al lavoro -. Se non riapriamo subito, con poche regole chiare, e con una vera semplificazione troppe volte solo annunciata, molte attività rischieranno una chiusura definitiva, e il numero di posti di lavoro persi che conteggiamo oggi potrà solo aumentare. Se non verranno trovate immediate alternative a questa linea assistenzialista e burocratica proposta dal governo, mi aspetto un aumento delle crisi aziendali e un impoverimento del tessuto sociale».





