Sette operatori sanitari tra carcere e Case di riposo. Della Giacoma (Cgil): “Bene, ma non bastano”

Sette operatori sanitari tra carcere e Case di riposo. Della Giacoma (Cgil): “Bene, ma non bastano”

Sette operatori socio  – sanitari, di cui 4 per il carcere di Baldenich e 3 per la Casa di riposo di Trichiana. Queste le nuove reclute dell’Ulss 1 Dolomiti nella lotta al coronavirus. I sanitari sono stati reclutati attarverso l’apposito bando della Protezione civile e saranno a disposizione fino al 31 luglio. I 4 nuovi acquisti destinati al carcere hanno già tenuto, lunedì, il briefing con il responsabile della sanità penitenziaria della Ulss Dolomiti Marco Cristofoletti, e hanno espletato una serie di pratiche amministrative. Prenderanno servizio lunedì prossimo.  Due degli operatori risiedono in provincia; uno è arrivato dalla Lombardia, un quarto operatore vive nella provincia di Treviso. La Protezione Civile li ricompenserà con un “premio forfettario giornaliero ” e coprirà i costi dei viaggi , dei pasti e , se necessario, dell’alloggio. Gli altri tre operatori socio – sanitari sono destinati a supportare il personale della Casa di riposo di Trichiana, che conta una trentina di casi positivi tra il personale di assistenza.

«E’ certamente una buona notizia – commenta Gianluigi Della Giacoma, segretario provinciale della Cgil Funzione pubblica – perché l’Ulss ha recepito la nostra proposta di interpellare la Protezione civile per aumentare il personale. Però non basta, servirebbero almeno una cinquantina di nuovi innesti». Il conto è presto fatto. Solo tra le due strutture per anziani di Pedavena e Trichiana si contano circa 50 dipendenti risultati positivi al tampone (oltre ai moltissimi ospiti). «Chi è sano sta lavorando da settimane in condizioni molto difficili e con turni massacranti – prosegue Della Giacoma –  e non possiamo pensare che fra due settimane, quando gli operatori positivi potranno probabilmente tornare al lavoro, le cose saranno risolte. Perché chi sta lavorando adesso è sotto grande pressione e rischia il burnout, o comunque avrà bisogno di un po’ di riposo».

Ma qual è il fabbisogno di personale in più di cui necessitano le strutture? «Come detto, raccogliendo le istanze delle singole Case di riposo, parliamo di almeno una cinquantina di persone per un paio di mesi, prima di poter riprendere in mano la gestione ordinaria. C’è il problema del reclutamento, perché non si trovano operatori socio – sanitari. Ma allora perché non chiedere alla Protezione civile di reclutare qualche infermiere? La situazione è seria e va risolta al più presto».

© Copyright – I testi pubblicati dalla redazione su newsinquota.it, ove non indicato diversamente, sono di proprietà della redazione del giornale e non è consentita in alcun modo la ripubblicazione e ridistribuzione se non autorizzata dal Direttore Responsabile.

CONDIVIDI
Articoli correlati

© 2023 NIQ Multimedia s.r.l.s. – C.F. e P.IVA: 01233140258
Testata giornalistica registrata al Tribunale di Belluno n. 4/2019

Torna in alto