Le temperature si alzano, la gente si prepara alla bella stagione. E, di conseguenza, cura il proprio corpo, rivolgendosi ai Centri estetici. «Questa è la fase in cui lavoravamo maggiormente». Ma il tempo verbale è al passato. Perché il virus si è portato via un presente che fa rima con lavoro.
Per questo, interviene Arianna Fagherazzi: la titolare dell’estetica “Il Soffio” si unisce alle colleghe di Ponte nelle Alpi. E manifesta le inevitabili preoccupazioni legate al momento storico: Estetica profumeria Kajal, Sun City con Elena Denicu, Alternative con Brigitte Vazza, Bello & Bella di Paiane e Dimensione Estetica con Adriana Pison. Tutte insieme per far sentire la loro voce: «I nostri centri sono chiusi, però dobbiamo rispettare ugualmente le scadenze. Perché i fornitori vanno pagati e le spese fisse non mancano: insomma, la situazione sta diventando insostenibile. Potevamo reggere un mese, non tre».
Al pari dei parrucchieri, la ripartenza è fissata all’inizio di giugno: «È un duro colpo. Questo ulteriore slittamento comporta dei grandi problemi». La richiesta del settore è ben precisa: «Chiediamo prima di tutto un incontro che chiarisca i termini di apertura. Siamo consapevoli che non si potrà lavorare con le stesse modalità di un tempo. Tuttavia, la nostra categoria è sempre stata abituata a sanificare gli ambienti, a disinfettare gli attrezzi e tenere pulito ogni aspetto dei nostri luoghi di lavoro. Ora c’è persino difficoltà a reperire i materiali: l’alcol, per esempio, è quasi introvabile. In definitiva, su quali presupposti si riparte? E con quali strumenti? Anche perché, nel frattempo, il fenomeno dell’abusivismo rischia di assumere proporzioni enormi».
Nell’epoca della pandemia si alternano sentimenti contrastanti: «Da un lato – riprende Arianna Fagherazzi – c’è la speranza di rivedere i clienti, con i quali abbiamo costruito un rapporto di fiducia. Ma dall’altro subentra pure un po’ di sconforto, di fronte a tanta insicurezza. In ogni caso, oltre al realismo, ci vuole positività».
Anche da una pandemia si possono trarre dei preziosi insegnamenti: «Il Covid-19 ci è servito per comprendere fino in fondo che l’unione della nostra categoria fa realmente la forza».





