Turismo dimezzato: le previsioni post-Covid non promettono bene

Turismo dimezzato: le previsioni post-Covid non promettono bene

Impatto devastante. E non è più solo un sentore: lo dicono anche i numeri. Il Covid-19 sarà un male di lungo corso per il turismo. Con disastri già nelle prossime settimane e strascichi fino al 2021.

La montagna potrebbe risentirne meno, visto che da tante parti viene definita salubre per natura. Ma se il sistema dei trasporti (e quindi del viaggio) uscirà rivoluzionato dall’emergenza sanitaria, per forza di cose anche la vacanza dovrà adeguarsi. Tradotto: per diversi mesi, meglio scordarsi gli arrivi internazionali. Poi ci sarebbe un’altra questione, quella delle risorse a disposizione di viaggi e affini. Ma non è il caso di fare i conti in tasca alla gente: ci sta già pensando il virus.

IL DATO

Qualche conto, in ogni caso, lo ha fatto Cerved (compagnia internazionale che opera come agenzia di informazioni commerciali). 

Due gli scenari previsti, sulla base di un’indagine tra le imprese del settore viaggi e turismo. Il primo, più ottimistico, prevede un rientro dall’emergenza relativamente rapido, con fine del lockdown a metà maggio e ritorno alla normalità per la seconda parte dell’anno. In questo caso, la filiera turismo e trasporti subirebbe un calo dei fatturati del 20,2% nell’anno in corso con un rimbalzo del 22,3% nel 2021 (a livello nazionale significa -22 miliardi nel 2020 e -7 miliardi nel 2021). Fa abbastanza impressione? Il secondo scenario è di gran lunga peggio: durata prolungata dell’emergenza per tutto il 2020 e conseguente crollo del turismo, con perdite del 41,5% nel 2020 (contro il 17,8% dell’economia italiana) e un rimbalzo del 42,2% nell’anno successivo che comporterebbe comunque perdite complessive dei ricavi per 64 miliardi di euro (43 miliardi nel 2020 e 21 miliardi nel 2021).

IL VENETO

A livello regionale, lo scenario base ipotizza una perdita di fatturato di 2,2 miliardi solo quest’anno (-23,8%), il secondo peggior dato di tutta Italia dopo la Sardegna. Se invece il lockdown dovesse durare ancora, la perdita sfiorerebbe i 5 miliardi di euro (-48,8%). Di fatto, turismo dimezzato.

E PENSARE CHE…

Comunque vada, saranno lacrime e sangue. Anche perché il turismo veneto e bellunese in particolare esce da un anno di grazia. Il 2019 ha chiuso con 1.029.261 arrivi tra le Dolomiti bellunesi (+4% sul 2018), e 3.744.708 presenze (+2%). Numeri che non si vedevano da prima della grande crisi del 2008, soprattutto negli arrivi che non avevano mai toccato quota 1 milione (i dati delle presenze invece restano comunque di gran lunga inferiori ai valori pre-2008).

POSSIBILITÀ?

Eppure, nel nero più nero potrebbe esserci uno sprazzo di luce. Quanto meno per la montagna bellunese. Perché la spiaggia al gusto di plexiglass (e non al sapore di sale) non piace. E allora ci potrebbe essere la riscoperta della vacanza in quota. Il Bellunese poi può giocarsi il carico da novanta: natura selvaggia, rischio di assembramenti pari a zero, scenari dolomitici da favola. L’assist lo ha fornito Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. Qualche giorno fa, ha detto proprio così: «È chiaro che se si va a fare una ferrata sulle Dolomiti, scalando da soli una delle Tre cime di Lavaredo, il rischio di contrarre il virus è piuttosto basso, mentre se si va in contesti affollati è diverso». È tutta pubblicità. Resta solo un dubbio: come e quando ci si potrà spostare?

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