Negozi chiusi, moda ferma. A rischio c’è l’intera collezione primavera-estate. Soprattutto se il blocco delle attività dovesse andare avanti ancora a lungo. Ma già adesso il settore è in ginocchio.
«Il disastro commerciale per queste attività è maturato proprio all’inizio della stagione primavera-estate e, protraendosi l’emergenza, fa prevedere un calo che può arrivare fino al 50% – afferma Vittorio Zampieri, presidente di Federazione Moda Italia/Confcommercio Belluno -. Il prodotto moda viene ordinato in anticipo, ha validità commerciale non oltre i 3-4 mesi, dopo di che verrà stoccato a terzi a pochi euro».
Prima dei decreti di chiusura dei negozi, Federazione Moda Italia aveva avviato le trattative con il Governo per far riconsiderare le difficoltà del settore. Di recente il presidente Renato Borghi ha ricordato che secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio se si riaprirà a giugno, il solo abbigliamento perderà 6,6 miliardi di euro. Inoltre ha chiesto al premier Conte attenzione e rispetto verso un settore chiave del made in Italy, fatto di 114.813 punti vendita, attivi al 31 dicembre 2019, con 313.074 occupati in tutto il Paese.
«Da subito – continua Zampieri – i nostri negozi di moda, pure stretti tra grande distribuzione e vendite on line, avevano avviato un impegnativo percorso di digitalizzazione con investimenti tecnologici che l’emergenza potrebbe spazzare via».





