«La filiera del legno deve ripartire: il rischio è di restare senza legna da ardere il prossimo inverno». È l’appello di Confagricoltura Belluno. Destinatario, il governatore della Regione Luca Zaia. Perché l’ultima ordinanza consente di intervenire sulle situazioni di dissesto e pericolo create da Vaia. Ora però mancano all’appello tutte le attività forestali.
«Bene per quanto riguarda il via libera ad attività come quelle di ripristino dei boschi devastati nell’ottobre 2018 dalla tempesta Vaia, anche per scongiurare rischi fitosanitari e di incendi. Però non basta – dice Diego Donazzolo, presidente di Confagricoltura Belluno -. Stiamo ricevendo numerose segnalazioni da imprese agroforestali che hanno la necessità di lavorare nei boschi e chiudere con l’attività dell’abbattimento delle piante, perché poi sarà troppo tardi per farlo. Pensiamo ad esempio a tutti i tagli ordinari, come quello riguardante la produzione di legna da ardere, che è essenziale per i Comuni montani. Queste filiere necessitano di un tempo lungo di lavorazione e non è possibile rimandarle, pena il rischio di restare senza legna per le stufe e i camini nel prossimo inverno. Perciò chiediamo che con il prossimo decreto questa attività venga liberalizzata, ovviamente adottando tutte le misure di sicurezza, perché non dobbiamo dimenticare che i boschi sono il patrimonio della montagna bellunese e vanno mantenuti e valorizzati. Ricordiamo che la filiera del legno è di grande importanza per la nostra provincia anche sotto il profilo occupazionale. Inoltre mezzi meccanici e operai a terra operano a grande distanza l’uno dall’altro. Anche per questo l’attività va consentita».
Oltre alla legna per camini e stufe, c’è un altro aspetto: quello della legna da opera, fondamentale per i cantieri edili. «Il ciclo produttivo della lavorazione può durare anche un anno e più – dice Luca Canzan, direttore tecnico del Consorzio imprese forestali del Triveneto -. A monte i tronchi avrebbero già dovuto essere tagliati, siamo in grave ritardo».





