Dieci settimane alla maturità. Una settantina di giorni (molti meno quelli effettivamente di scuola, “asciugati” dalle domeniche, dalla Pasqua e dal ponte del Primo Maggio). In condizioni normali, sarebbero settimane di grande lavoro, di studio matto e disperatissimo, e anche un po’ di trepidazione. Invece, non ci sono le condizioni normali e quindi oltre allo studio matto e disperatissimo c’è grande caos. Gli studenti e gli insegnanti fanno la loro parte. Senza sapere come andrà a finire.
«Manca poco e non so neanche come prepararmi – dice Francesco Accardi, all’ultimo anno del liceo scientifico -. Ci saranno le prove scritte? Non si sa. Come si svolgerà l’esame orale? Non si sa». E non si tratta del sentimento socratico, che sapeva di non sapere: no, è qualcosa di molto meno nobile e molto più concreto. Ammesso e non concesso che la confusione possa essere concreta. In questo caso, si taglia con il coltello.
«Non ho parole: a dieci settimane dall’esame il Governo se ne frega di tutti i giovani tanto che noi non sappiamo nemmeno come studiare e come si farà l’esame di maturità – commenta Francesco De Bona, dell’istituto Calvi -. È normale diplomare alunni che hanno presenziato ad alcune ore di spiegazione online e hanno fatto appena qualche interrogazione, e qualche compito falsato, neanche lontanamente paragonabili a quelli fatti in classe?».
Domanda semplice, risposta complessa. Ma non tutti gli studenti la pensano alla stessa maniera. Brando Casagrande, ad esempio, frequenta l’ultimo anno del liceo Tiziano. Ed è molto più fiducioso nei confronti delle istituzioni. «Credo che al ministero non sappiano che pesci pigliare. Ma alla fine chi si sarebbe mai aspettato una situazione simile, con la prima pandemia davvero globale della storia? Sicuramente verrà trovata una soluzione che permetta a noi di fare l’esame in maniera seria e alla scuola di prepararci al meglio. In queste settimane comunque stiamo lavorando tanto».
Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda anche Anita Ciliotta, altra studentessa del liceo classico, del Lollino in questo caso. «L’attuale situazione aiuta a tenere lontana la preoccupazione e a non fantasticare troppo sulle prove scritte. L’unica certezza è quella di dover continuare a studiare». Già, meglio studiare senza arrovellarsi nel campo delle ipotesi. Anche perché in questi giorni le voci che si rincorrono sono talmente tante che diventa più facile preparare l’esame “normale” piuttosto che arroccarsi su strategie estemporanee nella speranza di una maturità ridotta. Un occhio al sito del Miur, però. Di tanto in tanto…
(si ringrazia Giovanni Bianchini per aver raccolto le voci e i pareri degli studenti bellunesi)





