Crescono i giovani ma il lavoro rischia di restare senza ricambio

Crescono i giovani ma il lavoro rischia di restare senza ricambio

Il Veneto resiste meglio di gran parte d’Italia alla crisi demografica giovanile, ma il futuro del mercato del lavoro pone interrogativi sempre più urgenti. È quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, secondo la quale nei prossimi quattro anni oltre 291 mila lavoratori veneti usciranno dal mondo del lavoro per raggiunti limiti di età o pensionamento. Una sfida che riguarda da vicino anche il Bellunese, dove il problema dell’invecchiamento della popolazione si somma alle difficoltà tipiche delle aree montane nel trattenere giovani e lavoratori qualificati.

Veneto in controtendenza rispetto all’Italia
Il dato più interessante riguarda l’andamento demografico degli ultimi dieci anni. Mentre in Italia la popolazione tra i 15 e i 34 anni è diminuita di oltre 546 mila persone, pari a un calo del 4,3%, il Veneto ha registrato un andamento opposto, con un incremento di 13.370 giovani (+1,4%).La regione si colloca tra quelle che hanno saputo mantenere attrattività, anche se con numeri più contenuti rispetto ad Emilia-Romagna (+8,4%), Lombardia (+4,9%) e Liguria (+4,6%). All’estremo opposto si trovano Calabria (-18%), Sardegna (-17,2%) e Basilicata (-16,6%), territori che continuano a perdere quote consistenti di popolazione giovanile.

Il quadro evidenzia una crescente distanza tra il Nord e il Mezzogiorno. Nel complesso il Nord Est ha visto aumentare la popolazione giovanile del 4,2%, mentre il Sud ha perso oltre 689 mila giovani in dieci anni.

Belluno tiene, ma perde 72 giovani
Se il Veneto nel suo insieme mostra segnali positivi, il dato provinciale racconta una realtà più articolata. Nel Bellunese, tra il 2015 e il 2025, la popolazione compresa tra i 15 e i 34 anni è passata da 38.088 a 38.016 persone, con una diminuzione di 72 unità, pari al -0,2%. Si tratta di un calo molto contenuto, soprattutto se confrontato con quello registrato a Rovigo, la provincia veneta che ha sofferto maggiormente la riduzione di giovani, con un pesante -9,7% e oltre 4.300 residenti in meno nella fascia d’età considerata. Meglio hanno fatto invece Treviso (+2,8%), Venezia (+2,4%), Padova (+1,9%), Verona (+1,7%) e Vicenza (+1,2%), tutte province che hanno registrato un aumento della popolazione giovanile nell’ultimo decennio.

Per Belluno il dato può essere letto in due modi: da una parte la provincia evita lo spopolamento marcato vissuto da altri territori italiani; dall’altra non riesce ancora ad agganciare la crescita registrata in gran parte del Veneto.


Entro il 2029 in Veneto andranno in pensione 291 mila lavoratori
La vera preoccupazione riguarda però il mercato del lavoro. Secondo le stime riportate dalla Cgia, tra il 2025 e il 2029 in Veneto usciranno dal sistema produttivo 291.200 lavoratori, di cui 164.600 dipendenti privati. La regione è la terza in Italia per volume di lavoratori da sostituire, dietro soltanto a Lombardia e Lazio. Inoltre, l’incidenza dei dipendenti privati sul totale delle uscite raggiunge il 56,5%, uno dei valori più elevati del Paese. Un problema destinato a colpire soprattutto le piccole e medie imprese, cuore dell’economia veneta e bellunese, che già oggi denunciano difficoltà nel reperire personale qualificato.


L’invecchiamento pesa anche su sanità e welfare
Lo studio richiama infine l’attenzione sugli effetti più ampi dell’invecchiamento della popolazione. In Veneto l’aspettativa di vita in buona salute raggiunge i 60,5 anni, superiore alla media nazionale di 58,1 anni, ma la crescita degli over 65 comporterà comunque un incremento delle esigenze sanitarie e assistenziali nei prossimi decenni. Per una provincia come Belluno, già caratterizzata da una popolazione mediamente più anziana rispetto ad altre aree del Veneto, il tema del ricambio generazionale appare quindi doppiamente strategico: garantire manodopera alle imprese e assicurare nel tempo la sostenibilità dei servizi sul territorio.

Il paradosso evidenziato dalla ricerca è tutto qui: il Veneto è una delle poche regioni italiane che negli ultimi anni ha visto crescere il numero dei giovani, ma potrebbe comunque non averne abbastanza per sostituire le centinaia di migliaia di lavoratori che si avviano verso la pensione. E nelle aree montane come il Bellunese la sfida rischia di essere ancora più complessa.

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