Idroelettrico, l’appello: «Le concessioni siano un’opportunità per il territorio»

Idroelettrico, l’appello: «Le concessioni siano un’opportunità per il territorio»

Le concessioni per lo sfruttamento delle acque a fini idroelettrici che scadranno nel 2029 rappresentano «una delle partite più importanti per il futuro economico e sociale del Bellunese». È questo il messaggio lanciato da Tommaso Petazzi, Filiberto Dal Molin e Diego Cason che hanno convocato una conferenza stampa per chiedere un confronto pubblico sul destino del sistema idroelettrico provinciale.

I promotori precisano di non rappresentare associazioni, partiti o interessi economici, ma di intervenire esclusivamente come cittadini «preoccupati per un passaggio strategico» che riguarda un patrimonio considerato fondamentale per la montagna bellunese.

Al centro della riflessione c’è la scadenza delle concessioni delle grandi derivazioni idroelettriche, fissata al 31 marzo 2029, e delle piccole derivazioni, che termineranno il 31 luglio dello stesso anno. Secondo i promotori, la gestione futura dell’acqua non può essere affrontata esclusivamente come una questione industriale, perché la risorsa idrica è un bene pubblico essenziale che svolge funzioni ambientali, sociali ed economiche.

Il gruppo richiama la normativa europea e italiana, ricordando che l’acqua appartiene al demanio pubblico e che le nuove concessioni dovranno essere assegnate attraverso procedure di evidenza pubblica. Tra le possibilità previste dalla legge figura anche la costituzione di società a capitale misto pubblico-privato, con il controllo affidato agli enti pubblici.

È proprio questa l’ipotesi che i tre cittadini ritengono meritevole di approfondimento. L’obiettivo sarebbe quello di creare una società nella quale la Provincia di Belluno abbia un ruolo predominante, coinvolgendo al tempo stesso partner privati dotati delle competenze tecniche necessarie per la gestione degli impianti.

Secondo i dati illustrati nel corso dell’incontro, oltre il 70% della potenza delle grandi derivazioni idroelettriche del Veneto si trova in provincia di Belluno. Il territorio, attraverso canoni, sovracanoni ed energia gratuita, riceve oggi benefici stimati in circa 50 milioni di euro all’anno, mentre il valore della produzione del sistema idroelettrico regionale viene stimato tra 1,3 e 1,4 miliardi di euro, con profitti che potrebbero superare i 350 milioni annui.

Per questo motivo i promotori sostengono che una gestione più diretta del patrimonio idroelettrico potrebbe generare ricadute economiche molto più consistenti per il territorio, contribuendo a finanziare servizi, infrastrutture e sviluppo locale.

Il percorso, riconoscono gli stessi promotori, presenta però numerose incognite. Restano infatti da chiarire lo stato di manutenzione degli impianti, gli investimenti necessari per il ripristino dei bacini, la sostenibilità economica dell’operazione e il rapporto con gli interessi dell’intero Veneto, in particolare con il sistema irriguo della pianura.

Per questo l’appello è rivolto innanzitutto alle istituzioni. I tre chiedono che la comunità bellunese venga costantemente informata sull’evoluzione del procedimento, che la Regione applichi pienamente le norme statutarie che riconoscono alla Provincia di Belluno particolari competenze in materia di risorse idriche ed energetiche e che ogni decisione venga assunta con trasparenza e partecipazione.

«Non rivendichiamo alcun ruolo decisionale – concludono –. Le scelte spettano alla politica. Chiediamo però che una partita destinata a incidere sul futuro del Bellunese venga affrontata coinvolgendo la comunità, perché dalla gestione dell’acqua dipende una parte significativa dello sviluppo economico e sociale della nostra provincia». 

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