La Provincia di Belluno alza gli scudi contro il progetto di riforma che prevede la soppressione delle Consigliere e dei Consiglieri di parità a livello territoriale. Con una nota ufficiale inviata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e ai ministeri competenti, il presidente Marco Staunovo Polacco, su proposta della consigliera delegata alle pari opportunità Matilde Vieceli, ha espresso forte preoccupazione per il decreto legislativo (atto governo n. 382), chiedendo il mantenimento di queste figure.
Al centro della critica, l’ipotesi di accentramento delle funzioni in un unico organismo nazionale. Una scelta che, secondo l’ente provinciale, rischia di penalizzare territori complessi come quello bellunese. «In un’area montana – si legge nella nota – eliminare un presidio di prossimità significa rendere le istituzioni più lontane e meno accessibili, aumentando il peso della burocrazia proprio per chi vive già in condizioni di svantaggio».
A sostegno della richiesta, la Provincia richiama i risultati concreti ottenuti sul territorio dalla consigliera di parità Flavia Monego: 55 procedimenti di conciliazione in materia di discriminazione sul lavoro, oltre a numerose iniziative di sensibilizzazione nelle scuole e nelle aziende. Un’attività che ha contribuito a costruire una rete tra istituzioni, sindacati, associazioni di categoria e centri antiviolenza.
Nel documento si sottolinea come la parità di genere rappresenti «una condizione essenziale di civiltà e sviluppo», non un tema ideologico. Non a caso, la figura della consigliera è stata inserita anche nel Piano di Zona 2026 dell’Ulss 1 Dolomiti, come elemento strategico per il territorio.
«La difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori è un valore condiviso che supera ogni divisione politica», evidenzia Vieceli, sottolineando come la posizione sia stata approvata trasversalmente da tutti i gruppi consiliari. «Non possiamo permettere che una decisione presa lontano dalle Alpi cancelli anni di lavoro, relazioni e fiducia costruite sul campo».
La presa di posizione bellunese si inserisce in un dibattito più ampio che coinvolge anche altre realtà istituzionali. Ma da Palazzo Piloni il messaggio è chiaro: la tutela dei diritti passa anche – e soprattutto – dalla presenza capillare sul territorio.





