Cgil, Cisl e Uil del Veneto lanciano l’allarme sulla soppressione delle Consigliere di parità regionali e territoriali, prevista dallo schema di decreto legislativo con cui il Governo intende recepire la direttiva europea sulla parità di trattamento. La riforma trasferirebbe le competenze a un nuovo organismo centrale con sede a Roma, cancellando di fatto i presidi locali che per anni hanno garantito ascolto, tutela e interventi tempestivi nei casi di discriminazione di genere sul lavoro. La preoccupazione dei sindacati veneti si inserisce in un quadro nazionale già molto critico: in Lombardia, Lazio ed Emilia‑Romagna le organizzazioni sindacali hanno denunciato nelle ultime settimane lo stesso rischio, sottolineando come la riforma comporti un indebolimento concreto del sistema di tutela, privando lavoratrici e lavoratori di un punto di riferimento vicino e accessibile.
«Una scelta inaccettabile in un Paese che già arretra sui diritti»
Per Cgil, Cisl e Uil del Veneto, la decisione del Governo arriva in un contesto in cui l’Italia mostra già forti ritardi sul fronte della parità, come dimostrato dalla recente bocciatura della proposta di legge sul congedo parentale paritario e obbligatorio. «Anziché rafforzare gli strumenti indispensabili per la conciliazione, la parità e l’autonomia delle donne, si sceglie di indebolirli» denunciano i sindacati. «Le Consigliere di parità hanno rappresentato per anni un presidio di prossimità fondamentale, con cui abbiamo collaborato attivamente. Smantellare questa rete significa lasciare più sole le vittime di discriminazione».
Il nodo europeo: rischio di infrazione
Uno dei punti più contestati riguarda il fatto che il decreto prevede solo la possibilità, e non l’obbligo, di istituire articolazioni territoriali del nuovo organismo nazionale. Secondo i sindacati, questa scelta rischia di violare la Direttiva (UE) 2024/1500, che stabilisce che il recepimento non può comportare un arretramento delle tutele contro le discriminazioni. Una posizione condivisa anche da altre regioni, dove è stato evidenziato il rischio di una procedura di infrazione europea se venisse meno l’effettiva accessibilità dei servizi di tutela sul territorio.
La richiesta: «Presidi territoriali permanenti e risorse certe»
Cgil, Cisl e Uil del Veneto chiedono quindi una modifica dello schema di decreto, introducendo:
- l’obbligatorietà di articolazioni territoriali permanenti e strutturate;
- la continuità dell’esperienza delle Consigliere di parità;
- risorse certe e personale dedicato per garantire operatività e prossimità;
- un sistema che valorizzi il ruolo di vigilanza, tutela e assistenza legale nei territori.
«La parità nel lavoro e il contrasto alle discriminazioni non possono essere gestiti solo da un organismo centrale» ribadiscono i sindacati. «Serve un presidio operativo diffuso, vicino alle persone, in linea con lo spirito delle direttive europee».





