Dal bilancio regionale arrivano 30 milioni più 1 destinati alle terre alte del Veneto. La fetta principale andrà alla provincia di Belluno, anche se la ripartizione esatta sarà definita solo dopo l’approvazione dei criteri. I 30 milioni provengono dal Fondo sanitario nazionale e verranno vincolati ai costi aggiuntivi della sanità di montagna; l’altro milione arriva da risorse regionali e sarà dedicato a servizi, scuole e comunicazioni. L’obiettivo: rafforzare i servizi essenziali e contrastare lo spopolamento.
La “svolta storica” secondo Bond
L’assessore alla Montagna Dario Bond parla di un momento spartiacque: «La montagna torna al centro dell’agenda regionale con risorse certe, strumenti operativi e una visione di lungo periodo». E porta un esempio concreto: i costi del secondo elicottero dell’Ulss 1 Dolomiti saranno coperti da questo fondo, garantendo stabilità gestionale. «Non si tratta di interventi spot – sottolinea – ma di un disegno organico che unisce sviluppo, servizi e qualità della vita. Vogliamo che vivere in montagna sia un’opportunità, non un sacrificio».
Il Fondo regionale per le politiche della montagna
Il Collegato alla Legge di Stabilità istituisce un nuovo fondo triennale che finanzierà sanità di montagna, scuole, servizi educativi, comunicazioni e interventi a sostegno della popolazione residente. Per il periodo 2026-2028, la Regione assicura almeno 30 milioni l’anno per coprire i maggiori oneri dei LEA in quota: trasporti più costosi, strutture da mantenere in ogni valle, ospedali numerosi a fronte di una bassa densità abitativa. Servizi che, se parametrati solo sulla popolazione, rischierebbero di non esistere. Accanto a questo, 1 milione l’anno per le Unioni montane, i Comuni e l’Ulss, destinato a istruzione, comunicazione e servizi alla persona. Particolare attenzione è riservata agli anziani e alle fasce fragili.
“Investiamo sulle potenzialità, non solo sui problemi”
Bond insiste su un cambio di narrativa: «Per troppo tempo la montagna è stata descritta solo per le sue difficoltà. Noi investiamo sulle sue potenzialità, sulle famiglie e sulle comunità che scelgono di restare». Le risorse, aggiunge, garantiscono una reale equità territoriale, compensando la sfavorevole dinamica demografica e i costi fissi più elevati delle strutture in alta quota.
La partita delle grandi derivazioni idroelettriche
Accanto ai fondi per i servizi, la Regione stanzia 200 mila euro a trimestre per tre anni per dotare l’assessorato di competenze tecniche sulla complessa procedura di riassegnazione delle 34 grandi derivazioni idroelettriche, che scadranno nel 2029. «Non è una data qualsiasi – avverte Bond – ma un passaggio decisivo per il futuro energetico e finanziario della montagna veneta. Le derivazioni sono un patrimonio pubblico che deve generare valore per i territori, con la massima trasparenza nelle assegnazioni». Il fondo servirà a evitare ritardi e a preparare la Regione al dossier più delicato dei prossimi anni.





