L’accusa è di quelle pesanti: le emissioni legate ai Giochi Olimpici Invernali stanno contribuendo in modo significativo alla perdita di neve e ghiaccio a livello globale. E la parte più consistente dell’impatto climatico non arriva dagli impianti o dalle gare, ma dagli sponsor ad alte emissioni. E’ scritto nero su bianco nel report presentato ieri (18 gennaio) in occasione del World Snow Day. Secondo gli autori, eliminare le sponsorizzazioni fossili sarebbe la misura più efficace per ridurre l’impronta climatica complessiva delle Olimpiadi.
Il documento, firmato da Scientists for Global Responsibility e dal New Weather Institute, stima che Milano Cortina 2026 genererà circa 930.000 tonnellate di CO₂ equivalente. Ma il dato esplode quando si includono le emissioni legate a tre sponsor “ad alto contenuto di carbonio”: Eni, Stellantis e ITA Airways. Il totale sale di altri 1,3 milioni di tonnellate di CO₂e, pari a un incremento del 40% rispetto alle emissioni dirette dei Giochi. La quota più rilevante è attribuita a Eni. Tradotto in impatto ambientale: l’insieme dei Giochi e delle sponsorizzazioni comporterebbe la perdita di 5,5 km² di copertura nevosa – l’equivalente di oltre 3.000 piste da hockey olimpiche – e più di 34 milioni di tonnellate di ghiaccio glaciale.
La neve scompare, ma le Olimpiadi continuano a dare spazio ai combustibili fossili
Il paradosso – rilevano gli autori – è evidente. Mentre circa due miliardi di spettatori seguono i Giochi invernali, la neve diventa sempre più rara. Negli ultimi cinque anni hanno chiuso 265 comprensori sciistici in Italia e oltre 180 in Francia, futura sede delle Olimpiadi 2030. Anche in Svezia, eventi storici come la Vasaloppet fanno i conti con inverni sempre più incerti. Nonostante questo, le Olimpiadi continuano a offrire visibilità privilegiata alle compagnie fossili. Il report indica tre azioni chiave per ridurre l’impatto climatico delle future edizioni: eliminare le sponsorizzazioni da parte di aziende ad alta intensità di carbonio; evitare la costruzione di nuove infrastrutture, riducendo le emissioni legate ai cantieri; tagliare drasticamente le emissioni dei viaggi degli spettatori, soprattutto quelli aerei.
Le voci degli esperti: “È tempo di spezzare il legame con i combustibili fossili”
«Il modo più autentico per dimostrare amore per la neve è smettere di promuovere aziende che la stanno distruggendo», afferma Anna Jonsson del New Weather Institute Sweden. Andrew Simms, New Weather Institute UK, ricorda un precedente storico: «Nel 1988, i Giochi di Calgary dissero basta al tabacco. Fu una svolta che liberò lo sport dall’influenza di un’industria letale. Oggi l’inquinamento da combustibili fossili provoca un numero di morti paragonabile al tabacco. È tempo che le Olimpiadi seguano il proprio esempio».
Gli atleti: “Così minacciate il futuro degli sport invernali”
Il report ha raccolto anche le reazioni degli atleti. Per Björn Sandström, fondista svedese, «Il futuro del mio sport è in pericolo. Le Olimpiadi devono ridurre le emissioni, ma soprattutto smettere di mandare al mondo il messaggio sbagliato». Per Ukaleq Slettemark, biatleta groenlandese e olimpionica, invece, si tratta di «Una contraddizione inaccettabile: gli sport invernali non possono offrire una vetrina alle compagnie petrolifere, principali responsabili della crisi climatica che sta cancellando gli inverni».
Il report fa parte della campagna internazionale Save the Winter Games, che chiede un cambiamento radicale nel modo in cui le Olimpiadi vengono finanziate e organizzate.





