In Veneto il volto del lavoro sta cambiando. Sempre più spesso dietro un banco, in un ufficio o in un laboratorio troviamo uomini e donne che hanno superato i 55 anni. Non è solo una questione di numeri: è il segno di una trasformazione sociale che riguarda da vicino anche Belluno, dove l’invecchiamento demografico corre più veloce che altrove.
I dati dell’Osservatorio regionale parlano chiaro: nel 2024 gli over 54 rappresentano un quarto degli occupati veneti. A Belluno la percentuale è ancora più alta, complice la struttura produttiva fatta di piccole imprese, artigiani e lavoratori autonomi. Qui la pensione non è più una linea di confine netta: molti scelgono di restare attivi, altri addirittura tornano al lavoro dopo il ritiro, portando con sé un patrimonio di competenze e relazioni.
Il fenomeno dell’“unretirement” – il ritorno al lavoro dopo la pensione – sta crescendo anche nelle nostre valli. Non si tratta solo di necessità economica: spesso è voglia di sentirsi utili, di trasmettere saperi, di continuare a far parte della comunità. In un territorio che conosce bene i rischi dello spopolamento, la presenza degli anziani al lavoro diventa un argine prezioso.
La sfida, sottolinea il report, è duplice: garantire condizioni di lavoro dignitose e inclusive per chi resta attivo più a lungo, e allo stesso tempo favorire il ricambio generazionale. Per Belluno significa trasformare l’esperienza dei senior in un motore di resilienza, capace di tenere insieme memoria e futuro.





