Ci sono persone che attraversano la vita come un raggio di sole in un pomeriggio d’inverno: non cambiano la temperatura, ma la percezione del mondo intorno. Katja Frison era così. Una donna capace di portare calore anche nei giorni più stanchi, un’insegnante di sostegno che vedeva nei ragazzi non ciò che mancava, bensì ciò che poteva crescere in loro.
Aveva solo cinquantanove anni. Un numero che, scritto oggi, sembra improvvisamente troppo piccolo per contenere tutto ciò che era.
La sua scomparsa ha lasciato un vuoto che si percepisce in punta di piedi, come quando un’assenza arriva prima ancora che la notizia venga pronunciata. Perché Katja era una presenza. Solare, dicono tutti. E solare non è un aggettivo abusato, quando lo si riferisce a una donna che aveva mille interessi, mille curiosità, mille modi diversi di avvicinarsi agli altri.
Lascia il marito Massimo Ferigutti, i figli Rebecca e Mattia, la mamma e la sorella. E lascia, soprattutto, una lunga scia di ricordi. C’è una frase, pronunciata dal marito Massimo, che sembra racchiudere tutto: «Addio, amore mio. Se il paradiso esiste, hanno già spalancato i cancelli e le campane stanno suonando per accoglierti. Grazie per avermi amato così come sono. Buon viaggio. Ti voglio bene».
I funerali saranno celebrati domani (giovedì 20 novembre), alle 15, nella Chiesa arcipretale di Cadola. La famiglia chiede di non portare fiori: eventuali offerte saranno destinate all’Associazione Cucchini, che da anni rappresenta un punto di riferimento per chi affronta la malattia con coraggio e dignità.
E allora resta un’immagine, forse la più semplice: Katja che sorride ai suoi ragazzi, nelle aule in cui ha insegnato a credere in loro stessi. Un sorriso che era un invito, un incoraggiamento, una promessa. Un sorriso che, ora, continua a camminare nel ricordo di chi l’ha incrociata.
Perché certe luci continuano a illuminare. Anche quando un destino cinico le ha spente.





