Una pista ciclabile che dovrebbe favorire la mobilità sostenibile, ma che rischia di scoraggiare chi vorrebbe davvero lasciare l’auto a casa. FIAB Belluno lancia l’allarme: l’ordinanza emessa il 13 ottobre dal comandante della Polizia Locale, che assegna la precedenza alle automobili sulle intersezioni della ciclopedonale di via Tiziano Vecellio, è un passo indietro per la città. La decisione prevede l’installazione di dissuasori di velocità – i cosiddetti “archetti” – in corrispondenza di ogni incrocio con strade pubbliche. Il risultato? Un percorso frammentato, pericoloso e poco inclusivo.
Una ciclopedonale stretta e interrotta
Il marciapiede ciclabile è largo appena 2,20 metri, diviso tra pedoni e ciclisti, con doppio senso di marcia. In pratica, ogni categoria ha a disposizione solo 1,10 metri. Troppo poco per garantire sicurezza e fluidità, soprattutto in presenza di dieci intersezioni in soli 400 metri, tra passi carrai, strade pubbliche e una fermata dell’autobus. FIAB denuncia: «Chi usa la bici per andare al lavoro è costretto a rallentare continuamente, evitando auto e pedoni, con il rischio di incidenti. Gli archetti non proteggono nessuno, anzi: ostacolano il passaggio, rendono pericoloso il superamento e impediscono l’uso della pista a cargo bike e cicloturisti con carrelli».
Le risposte dell’assessore non convincono
Durante il consiglio comunale del 31 ottobre, l’assessore Gamba ha difeso l’ordinanza, citando norme che raccomandano di mantenere basse le velocità dei ciclisti. Ma FIAB chiede chiarezza: «Quali norme? Esistono soluzioni che garantiscono sicurezza e continuità senza penalizzare chi sceglie la bic». L’associazione ricorda il decreto del Ministero delle Infrastrutture del 2020, che ha accolto il ricorso contro barriere simili a Faenza, e cita il manuale dell’ingegner Sergio Deromedis, secondo cui i dissuasori sono pericolosi proprio nei punti di inizio e fine dei percorsi protetti.
Una scelta in contraddizione con il Piano della Mobilità
FIAB sottolinea l’incoerenza tra l’ordinanza e il Piano della Mobilità Sostenibile adottato dal Comune, che parla esplicitamente di superamento del “modello autocentrico” e di una nuova ripartizione degli spazi pubblici a favore di pedoni e ciclisti: «Questa ordinanza – conclude FIAB – non tutela le categorie più deboli, non incentiva la mobilità attiva, e rischia di spingere i cittadini a tornare all’auto. Con più traffico, più inquinamento e meno sicurezza».





