Sono 156 anni esatti che Ponte nelle Alpi porta questo toponimo: fino al 1867, il territorio si chiamava “Capo di Ponte”. È sempre il ponte di Santa Caterina che caratterizza la comunità, presente nel gonfalone con il Piave che scorre sottostante e i tre castelli, simboli delle zone dei Coi de Pera, Oltrerai e Polpet.
LA STORIA
Nel 1866 la provincia di Belluno entra a far parte dell’Italia. La conoscenza e la promozione delle Dolomiti e della provincia traggono giovamento da questa nuova fase storica. Nascono le prime carte topografiche e aggiornano l’impianto geografico del Bellunese che entrava nel Regno d’Italia. Numerose riviste iniziano a occuparsi di descrivere e valorizzare il territorio. E lo scrittore e senatore veneziano dell’Ottocento, Pompeo Molmenti, esprime tutta la sua ammirazione per il Bellunese: «Chi non s’è sentito commuovere profondamente il cuore in un dolce mattino di primavera… Hai tu mai lettore ammirato in un giorno di primavera la vallata? Io l’ho veduta e m’è parsa stupenda».
Anche le nuove guide turistiche propongono la provincia con percorsi delle montagne dolomitiche, dopo il 1866. Nasce l’ospitalità in alberghi e pensioni. E il Cai (Club Alpino Italiano) fa la sua parte di promozione, tanto che il geografo dell’epoca, Riccardo Volpe, sprona con le sue pubblicazioni appassionati e turisti a visitare il lago di Santa Croce, il Dolada, il Nevegal, invitandoli a salire sul Visentin per vedere Venezia. Un balcone naturale spalancato sul Veneto. Il consiglio era quello di praticare l’esercizio fisico in un ambiente unico.
Non solo: alcuni alpinisti inglesi pubblicano saggi sulle Dolomiti per la scoperta della montagna attraverso l’escursione. Uno di loro, Josiah Gilbert, dopo aver passato Ponte nelle Alpi, scrive: «La vallata è particolarmente dolce, di una bellezza rurale ora italiana, ora inglese. Lo sguardo è attratto dalla maestosità del panorama. Una stupenda successione di torri e guglie».
LA VENA D’ORO
Un filone turistico d’eccellenza si sviluppa poi attorno allo stabilimento idroterapico della Vena d’Oro: l’acqua, con temperatura costante di 7 gradi, serviva per un vero e proprio centro di bagni e cure fisiche. Ed era la famiglia Lucchetti a gestire lo stabilimento nel periodo post-unitario: unico ai quei tempi nel Veneto, era frequentato da benestanti da tutta Europa e, tra gli altri, da Zanardelli, primo commissario regio a Belluno nel 1866, oltre che dalla regina Margherita di Savoia. È proprio per il ruolo turistico e centrale nella viabilità della provincia, che il territorio di “Capo di Ponte” diventa “Porta delle Dolomiti” e quindi Ponte nelle Alpi.

IL DECRETO
Ora il decreto del re Vittorio Emanuele II, su proposta del ministro dell’interno, Rattazzi, con data “Firenze 7 luglio 1867” (Roma diventa capitale d’Italia nel 1870), è stato ritrovato negli archivi comunali da Barbara D’Incà, responsabile dell’Ufficio relazioni con il pubblico. Considerata l’importanza storica del documento, l’amministrazione comunale ha voluto posizionarlo in un riquadro in sala consiliare per ricordare la giornata e il valore storico del decreto reale.






