107 anni fa l’entrata in guerra. E veniva coniato il termine “cecchino” 

107 anni fa l’entrata in guerra. E veniva coniato il termine “cecchino” 

I venti di guerra che spirano oggi lontano dai confini nazionali, tiravano forte 107 anni fa. Anche perché il confine tagliava in due la provincia: Livinallongo, Colle Santa Lucia e Cortina di là, in territorio austrungarico; il resto del Bellunese di qua. E i tre territori non si sentivano per niente italiani. Anzi… La prova arriva con lo scoppio della Prima guerra mondiale: il 28 luglio 1914 per i cittadini austriaci, sudditi di Francesco Giuseppe; il 24 maggio per l’Italia, con quel Piave che “mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti…”.

Cortinesi, fodomi e collesi vengono arruolati nel luglio 1914. Gli uomini dai 16 ai 50 anni devono armarsi e lasciare le loro case. L’impero austrungarico li inquadra in diverse funzioni e li spedisce a combattere sul fronte orientale, soprattutto in Galizia e Serbia. Parlano ladino, come i commilitoni del Tirolo. Qualcuno mastica un po’ di tedesco.

Meno di un anno dopo tocca ai loro “colleghi” italiani (e bellunesi) essere arruolati. Alla mezzanotte del 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra contro l’Austria e l’alto Bellunese diventa linea di trincea. Gli italiani penetrano a Cortina, Colle e Livinallongo presentandosi come liberatori, animati da sentimenti risorgimentali. Sono convinti di essere accolti da una popolazione festante. Non è così. 

I diari dell’epoca dei soldati al fronte dicono che l’accoglienza fu fredda, perlopiù ostile. Luigi Siorpaes Ringa, anziano del villaggio di Staolin d’Ampezzo registra l’arrivo delle truppe italiane con fastidio, paragonandole alle formiche e alle mosche che «rovinano i prati più per capriccio che per bisogno». E si racconta che all’arrivo dei soldati italiani ad Acquabona, primo villaggio in territorio austrungarico, un bambino sia corso dalla mamma gridando «Mare! L’è qua i Cadorìs» (Mamma, sono arrivati i cadorini), marcando una netta distinzione tra ampezzani ladini e cadorini italiani. 

«La popolazione di Colle Santa Lucia è a noi ostilissima. Fortunatamente sono rimasti in paese vecchi e donne, poiché nei validi vi era il proposito di accoglierci a fucilate» annota il colonnello Arrighi. E la testimonianza è importante perché racconta la nascita di una parola molto utilizzata ancor oggi. Il termine “cecchino”. I soldati italiani infatti temevano (e in alcuni casi, sul confine orientale, in Friuli Venezia Giulia, era successo) di essere preda del fuoco nemico, per opera di tiratori e cacciatori ben nascosti tra le montagne. Cecchino deriverebbe proprio da Cecco Beppe, il nomignolo affibbiato a Franz Joseph, l’imperatore austrungarico. I suoi fedelissimi tra gli “austriacanti” (così gli italiani chiamavano gli abitanti di Cortina, Colle e Fodom allineati con Vienna) venivano chiamati appunto cecchini. In particolare quelli che si appostavano armati di fucile da caccia per mettere in atto azioni di guerriglia. E il termine è arrivato fino a oggi. 

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