Vent’anni di impegno, crescita e servizio alla comunità. Un traguardo importante, che Val Belluna Emergenza ha scelto di celebrare con i propri volontari, chiamati a raccolta ieri a Villa Miari, a Modolo di Castion Belluno, per una giornata di ricordi, riconoscimenti e condivisione. Una storia iniziata proprio due decenni fa, quando un gruppo di amici decise di dare vita a qualcosa di nuovo nel panorama del volontariato bellunese: un’associazione capace di superare i campanilismi, di allargare l’ambito operativo e di collaborare con enti e altre realtà del territorio, ponendosi come supporto concreto per la collettività.
L’idea prese forma durante alcuni incontri informali, nelle case di quelli che oggi vengono ricordati come i “sognatori” delle origini. Il primo atto ufficiale risale al 6 febbraio 2006, giorno in cui Alex, Andrea (due omonimi), Barbara, Devid, Fabio, Francesca, Gianluca, Giorgio, Rosanna, Roy e Sabrina sottoscrissero l’atto fondativo. Quel foglio è ancora oggi esposto all’ingresso della sede dell’associazione. Dalle intenzioni ai fatti il passo non fu semplice. Con grande impegno e grazie all’aiuto di molti, l’attività prese avvio a Longarone, dando inizio a una crescita costante. Già l’anno successivo arrivò l’acquisto della prima ambulanza, sostenuto economicamente anche da alcuni fondatori. Un passaggio decisivo che permise a Val Belluna Emergenza di iniziare il servizio presso il pronto soccorso di Belluno, diventato nel tempo la colonna portante dell’associazione.
Negli anni iniziali non sono mancati sacrifici. I corsi per avvicinare le persone al volontariato in ambulanza venivano organizzati con mezzi di fortuna: una scrivania in prestito in un piccolo ufficio condiviso, mentre la sede legale risultava ancora all’indirizzo di un fondatore. E poi l’ambulanza, ribattezzata India 1, parcheggiata all’esterno, con partenze anticipate al mattino per sciogliere il ghiaccio lasciato dal Piave sul parabrezza e un vano sanitario spesso trasformato in una vera e propria cella frigorifera. «Solo chi c’era – o chi ha vissuto il volontariato in tempi pionieristici – può comprendere i sacrifici dei primi anni», hanno ricordato i vertici dell’associazione.
Con il tempo, Val Belluna Emergenza ha ampliato anche lo spettro delle collaborazioni, entrando a far parte dell’Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze, del coordinamento dei gruppi di Protezione civile della Comunità montana Longaronese Cadore Zoldo, del Comitato d’Intesa della provincia di Belluno e aderendo a Dolomiti Emergency.
Durante il convivio sono stati ricordati anche i presidenti che si sono succeduti alla guida dell’associazione: Andrea Agnoli, Giorgio Capovilla, Devid Fontana, Monica Ebo e l’attuale presidente Giacinta Tres. Proprio Tres, nel suo intervento di apertura, ha sottolineato il valore simbolico della giornata: «È speciale perché siete così numerosi oggi, qui». Un saluto nel quale ha anche richiamato le attività più recenti, tra cui l’impegno legato ai Giochi olimpici e paralimpici, definito un momento di particolare rilevanza. Sono arrivati anche i saluti istituzionali di Raffaele Addamiano, assessore del Comune di Belluno, e di Mario Facchin, neo dirigente amministrativo dell’Ulss 1 Dolomiti. Entrambi hanno messo in evidenza il patrimonio di umanità, dedizione e servizio agli altri che caratterizza l’operato quotidiano di Val Belluna Emergenza.
Momento centrale della giornata, la consegna di una targa ai fondatori: Andrea Nenz, Alessandro Scarton, Devid Fontana, Fabio Godi, Francesca Bortot, Gianluca Capovilla, Giorgio Capovilla (rappresentato dalla moglie Luisa Caldart), Rosanna Marchet e Sabrina Fini. Consegnate anche le medaglie ai volontari con 15 anni di servizio – Carmelo Marabello e Stefano Reolon – e a quelli con 20 anni di anzianità: Alessandro Scarton, Devid Fontana, Fabio Godi, Gianluca Capovilla e Rosanna Marchet. La chiusura è stata affidata ancora alle parole della presidente Tres: «Siamo volontari e un volontario non è pagato non perché il suo impegno non valga, ma perché ha un valore inestimabile. Per questo non può mancare un sincero plauso ai fondatori e a tutte le persone che, nel tempo, sono entrate a far parte di questa famiglia per aiutare gli altri, senza aspettare nulla in cambio e, a volte, nemmeno un grazie».





