La strada verso l’uscita dal tunnel della pandemia sembrava spianata. L’inizio della campagna vaccinale, a fine dicembre, aveva segnato un punto storico nella lotta al coronavirus. L’inizio del 2021 è stato all’insegna delle speranze concrete, con la vaccinazione del personale medico ed ospedaliero e un calendario vaccinale che pareva procedere a tappe forzate.
Ma l’improvviso taglio alle forniture da parte di Pzifer – BioNTech (il primo vaccino ad essere autorizzato dall’Unione europea) ha fatto risvegliare un po’ tutti da un sogno forse cullato troppo presto.
Bisognerà rivedere i piani. Lo ha confermato nei giorni scorsi Luciano Flor, grande capo della sanità veneta. Che ieri ha fatto il punto della situazione in un incontro online con i presidenti degli Ordini dei medici del Veneto e l’assessore regionale Manuela Lanzarin. E ci sono notizie tutto sommato confortanti.
«Il piano (che attualmente prevede solamente la somministrazione delle seconde dosi a chi ha già ricevuto la prima, ndr) è stato rivalutato in base alle consegne effettive delle dosi – spiega il presidente provinciale dei medici, Stefano Capelli – ed in tale contesto è stata definita possibile una progressiva riattivazione delle prime vaccinazioni forse per la seconda metà della prossima settimana».
Già, ma come stanno andando le vaccinazioni nel territorio di riferimento dell’Ulss 1? Bene, in linea con il resto del Veneto, che insieme alla Campania è la regione che ha utilizzato il maggior numero di dosi ricevute, l’85%. E una di quelle che ha vaccinato finora la minor percentuale di personale non sanitario dipendente delle Ulss.
Su 7.190 dosi di vaccino somministrate al 24 gennaio, vale il 10,9%. Di questi, il 5% sono volontari Suem 118, 0,9% donatori di sangue e 5% altre categorie (amministrativi, tecnici, addetti pulizie e ristorazione ed altro). «Sono già stati vaccinati – aggiunge Capelli – e in alcuni casi hanno già fatto anche il secondo inoculo, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, Usca, Sai e Continuità Assistenziale. Vanno poi aggiunti odontoiatri, liberi professionisti, personale operante in tali ambulatori. Oltre agli over 80 della sperimentazione di Cavarzano».
Un buon lavoro, frutto della collaborazione. Quella che si è instaurata, spiega il presidente dell’Ordine dei medici, «Tra Ordine, Dipartimento prevenzione e medici di medicina generale del gruppo di Cavarzano, ciascuno per le sue competenze, e rappresenta ancora una volta un plus organizzativo locale efficace nel raggiungimento dell’obiettivo “vaccinare il più alto numero possibile di cittadini” in relazione al rischio professionale o per età. Certo si tratta di un’efficacia parziale per il cammino ancora da compiere, ma ad oggi non si è riusciti ad averla in nessuna altra provincia del Veneto».





