Sta lì da decenni; resiste da 50 o più anni. Un punto interrogativo e due parole, Propaganda psichica, dipinti sul muro di una casa lungo la strada statale 51 detta di Alemagna. Un capolavoro, messo lì chissà da chi, un colpo di genio, in uscita di curva, per interrogarci con forza centrifuga mentre ci lasciamo andare in discesa, verso la pianura, poco dopo il confine provinciale.
Forse qualcuno, negli anni, lo ha, come dire, rinfrescato con nuova vernice, bianca; oppure no, protetto dagli dei, si conserva immune al tempo e agli elementi atmosferici. Sia come sia, quel punto interrogativo sta lì, è ancora lì, vedetta solitaria, a interrogarci e porci un dubbio.
Segno interpuntivo d’infiniti significati e inafferrabili. Che cosa è, un punto interrogativo, se non la bussola del nostro perenne errare fin dalla notte dei tempi? Che cos’è, un punto interrogativo, se non un punto esclamativo che riflette su se stesso, prima di drizzarsi per esclamare eureka?!
Passo e ti guardo e mi chiedo quanti passanti come me hai interrogato; quanti piedi hai fatto sollevare dall’acceleratore, tra le curve d’asfalto nella valle di Fadalto. Io con te sono cresciuto, ritrovandoti lì, a ogni inizio di vacanza estiva, sempre lì, muto alieno e punto interrogativo.
Che tu possa essere eterno; che la tua propaganda psichica resti sempre lì, lì in quella curva della vita, nei secoli dei secoli. Dovresti essere protetto, tutelato come le opere d’arte. Anzi no, tu non puoi finire restaurato in uno zoo culturale. Meriti di più. Meriti di svanire, così come sei apparso. Tu sei l’insegnamento più intelligente che abbia ricevuto. E allora grazie, punto.
di Paolo Ceccato





