Trasporto pubblico, il Bellunese resta autonomo: la Regione conferma il bacino

Trasporto pubblico, il Bellunese resta autonomo: la Regione conferma il bacino

Il Bellunese resta padrone del proprio trasporto pubblico. Niente fusione con Treviso, niente bacino unico: la Giunta regionale ha messo nero su bianco la ridefinizione dei bacini prevista dalla legge regionale 8/2025 e ha confermato per Belluno una gestione autonoma. Una decisione che chiude settimane di indiscrezioni e che, soprattutto, riconosce ufficialmente che la montagna non può essere trattata come la pianura.

L’assessore regionale alla Montagna, Dario Bond, parla di «riconoscimento concreto delle peculiarità del territorio dolomitico». E non si limita alla formula di rito: ricorda la geografia spezzata del Bellunese, le vallate diverse tra loro, la densità abitativa più bassa del Veneto e la necessità di garantire collegamenti che, qui, non sono un optional ma un presidio sociale. «La Regione ha riconosciuto che la montagna non può essere trattata come qualsiasi altro territorio», ribadisce, sottolineando come un bacino autonomo permetta finalmente di programmare il servizio partendo dalle esigenze reali dei cittadini e non dalle logiche delle aree urbane.

Bond ringrazia anche l’assessore ai Trasporti Diego Ruzza, considerato decisivo nel recepire le richieste arrivate dal Bellunese e nel tradurle nella proposta approvata dalla Giunta. Una partita seguita con attenzione dagli amministratori locali, che per mesi hanno insistito sulla necessità di mantenere una governance dedicata per un territorio che, nel panorama veneto, non ha paragoni. Ora l’ipotesi diventa decisione ufficiale e apre una fase nuova: quella della programmazione dei servizi, delle integrazioni tra gomma e ferro, della difesa dei collegamenti nelle aree più periferiche.

Ma non tutti applaudono allo stesso modo. Il consigliere regionale del Pd, Alessandro Del Bianco, rivendica il ruolo del pressing politico che – sostiene – ha costretto la Giunta a cambiare rotta rispetto alla proposta iniziale, che prevedeva la fusione con Treviso. «Non è stata una scelta spontanea della Giunta», afferma. «È il risultato di un lavoro portato avanti da tutto il territorio, a partire dalla mozione del gruppo Futura Centrosinistra Bellunese». E affonda: «Fa sorridere che ora Fratelli d’Italia rivendichi questo risultato, quando in Commissione la consigliera Silvia Calligaro si era espressa in modo molto tiepido sull’autonomia del bacino, arrivando a sostenere le ragioni della fusione».

Per Del Bianco, ottenuto il bacino autonomo, la vera sfida comincia adesso. «Bisogna far valere l’operatività della futura Agenzia dei Trasporti, che dovrà avere personale e risorse adeguate per programmare seriamente il servizio». E il nodo, inevitabilmente, è Dolomitibus. «Da quando è passata a una maggioranza privata, si è concentrata più sugli utili che sulla qualità del servizio. Non è accettabile che l’azienda registri utili in forte crescita mentre si tagliano le corse». Il consigliere chiede investimenti, più efficienza e un cambio di passo netto: «Evitato il rischio della fusione, ora dobbiamo dimostrare di saperci far valere, pretendendo un servizio adeguato al nostro territorio».

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