Lettera aperta: dubbi e critiche sui tagli degli alberi in città

Lettera aperta: dubbi e critiche sui tagli degli alberi in città

Nel giorno in cui il Comune porta a compimento l’abbattimento degli ippocastani di viale Fantuzzi, arriva una nuova denuncia pubblica contro quella che viene definita “l’ennesima strage di alberi”. A firmarla è Giacomo Fassetta, che in una lettera aperta accusa l’amministrazione di procedere “in fretta e furia, come chi si vergogna”, senza un reale confronto con la cittadinanza.

Secondo Fassetta, il taglio degli ippocastani si inserisce in una lunga serie di interventi che avrebbero già cambiato in modo radicale il volto della città: via Feltre, il parcheggio di Cavarzano, il parco Maraga, il belvedere di piazza Duomo. “Cento alberi storici solo nelle prime due stragi”, scrive, sostenendo che altre operazioni sarebbero già in preparazione. Una “violenza inaudita”, così la definisce, che proseguirebbe “senza esitazioni neppure di fronte al richiamo del Consiglio di Stato ai valori della Costituzione”.

La lettera contesta apertamente alcune delle motivazioni tecniche fornite dal Comune. Fassetta parla di “disinformazione e falsità”, a partire dall’idea che alberi maturi e marciapiedi non possano coesistere. Richiama una perizia tecnica su via Feltre che attribuisce il degrado dei marciapiedi soprattutto alla mancata manutenzione, e non alle radici dei tigli. Anche sullo stato di salute delle piante, la critica è netta: “In via Fantuzzi forse uno su due era malato, e si doveva procedere con una sostituzione graduale. In via Feltre una perizia forestale dice che solo un albero, uno su settanta, è compromesso”.

Nel mirino anche la ripiantumazione prevista nei progetti comunali. Fassetta invita a osservare gli alberelli messi a dimora in zona stazione, “piantine stentate che lottano per sopravvivere”, ben lontane – sostiene – dai maestosi esemplari abbattuti. Critiche anche alla scelta delle nuove specie indicate nel progetto di via Feltre, giudicate casuali e in alcuni casi esotiche, “destinate a vivere vent’anni se va bene”.

La lettera respinge poi l’idea che la protesta sia marginale o politicizzata. Fassetta rivendica la raccolta di 184 firme in tre giorni, tutte di residenti bellunesi, molti dei quali di via Feltre. “Uniti solo da un’idea di città che il Sindaco vuole cancellare”, scrive.

Da qui l’appello finale: una chiamata alla mobilitazione civile, pacata ma visibile, nei media e nelle piazze. Fassetta si chiede perché davanti al Comune, il 30 maggio, fossero presenti così pochi cittadini, e perché Italia Nostra debba ritrovarsi “da sola” nel momento decisivo. “Se teniamo alla nostra città – conclude – ognuno deve fare la sua parte, adesso. L’ideale sarebbe un dibattito pubblico, ma a Palazzo Rosso manca il coraggio di un autentico confronto democratico”.

(photocredits: profilo Facebook Cgil Belluno)

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