Piove poco, piove meno. Qualcuno potrebbe dire che è cominciata la “stagione delle piogge”, che coincide quasi sempre con maggio e inizio giugno. Vero. Ma i dati parlano chiaro: da ottobre a oggi, solo novembre ha avuto un apporto pluviometrico in linea con quanto atteso; tutti gli altri mesi hanno visto deficit importanti, in alcuni casi drammatici. Un esempio? Marzo, quando la siccità ha raggiunto livelli record.
Senza tirare in ballo il cambiamento climatico (che però sembra sempre più palese, nello spostamento delle stagioni, nell’estremizzazione dei fenomeni climatici), sono i dati del rapporto pluviometrico di Arpav a parlare. Ad aprile sono caduti mediamente 63 millimetri di pioggia, contro una media del periodo 1994-2021 di 94 millimetri. Nei sette mesi tra ottobre e aprile sono caduti sul Veneto mediamente 376 millimetri di precipitazioni; la media del periodo 1994-2021 è di 613 millimetri.
Se non bastano i numeri, è sufficiente uno sguardo ai fiumi e ai corsi d’acqua, tutti con portate basse. Il Piave è un rigagnolo e ormai non si può contare neanche sullo scioglimento della neve in quota. Perché non ce n’è più, nonostante qualche nevicata “fuori stagione” poche settimane fa.
«A fine mese il deficit di precipitazione in quota è di -40% nelle Dolomiti (246 centimetri in meno di neve rispetto alla media 2009-2021) e di -50% nelle Prealpi a 1.600 metri» scrive il rapporto di Arpav. «A metà aprile il deficit si attestava a -45% sulle Dolomiti e -51% sulle Prealpi».





