Una rondine non fa primavera, si sa. E allora non basta un temporale estivo a rompere il dominio incontrastato della siccità. Neanche due o tre. Le piogge torrenziali delle ultime ore non sono sufficienti. Lo dicono i dati di Arpav. Da ottobre a fine maggio è piovuto quasi la metà del normale, il 40% in meno.
Prendi maggio. Un mese tradizionalmente piovoso a Belluno e provincia. Quest’anno invece è stato estivo e asciutto. Sono caduti mediamente 64 millimetri d’acqua, contro i 117 del periodo 1994-2021.
DEFICIT
Ma maggio è solo l’ultimo di una lunga serie di mesi in deficit pluviometrico. A ottobre sono caduti 50 millimetri di pioggia contro i 113 della media storica; quindi, -56%. Novembre è l’unica eccezione, con 150 millimetri d’acqua contro i 136 di media. Poi, solo segno meno, con punte da record tra fine inverno e inizio primavera: -47% in dicembre, -53% in gennaio e 52% in febbraio. Addirittura -81% a marzo e -33% in aprile. Il totale dice 440 millimetri di pioggia caduta tra ottobre e maggio, contro una media storica di 732 millimetri.
SURRISCALDAMENTO
Insomma, manca l’acqua. E l’estate riporterà in auge il tema sempre dibattuto dello svuotamento dei laghi montani per fornire ristoro all’agricoltura della pianura. Prima di arrivare al razionamento, però, c’è un altro elemento da tenere in considerazione, quello del caldo. Maggio ad esempio ha avuto una temperatura sopra la norma del periodo di addirittura 2,3 gradi. La seconda e la terza decade sono state le più calde in assoluto dal 1991 (inizio delle rilevazioni).
foto d’archivio





