Lunedì riaprono le scuole. Manca ancora l’ufficialità, ma la strada sembra ormai tracciata.
Come ha confermato il governatore del Veneto, Luca Zaia: «Vogliamo tornare alla normalità, non reiterando l’ordinanza che scade domenica. Per quel che ci riguarda, ritengo che le scuole possano tranquillamente riaprire, a meno che la comunità scientifica non comunichi un pericolo incombente».
A proposito dell’ordinanza veneta, Zaia precisa: «Il documento prevede la chiusura di musei, chiese, cinema e discoteche, non certo degli esercizi pubblici. Come accaduto in Lombardia. La realtà è che siamo davanti a una psicosi mediatica, se è vero che, dopo poche ore dai casi veneti e lombardi, eravamo su tutte le home page e tutti i giornali a livello internazionale».
Insomma, l’emergenza sta rientrando: «La buona notizia riguarda l’incremento limitato dei contagi. Su 5.300 tamponi, solo l’1,8 per cento è positivo, mentre dei 98 contagiati il 50 per cento è asintomatico. Il fatto che non ci sia un incremento esponenziale, quindi, ci fa ben sperare affinché si possa tornare presto alla normalità».
Nel frattempo, l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Roberto Marcato, punta il dito contro gli allarmisti: «Il Coronavirus non è la peste bubbonica di manzoniana memoria. Non è nemmeno ebola. Arrivo a dire che non mi sembra nemmeno parente di Sars, Aviaria o Spagnola. Ma il punto è che se andiamo avanti così la peste arriverà nei bar, nei negozi, negli alberghi, nei ristoranti. E avrà un nome e un cognome: crisi e recessione. Sono sempre più sconcertato dall’assordante silenzio dell’Unione europea».





