Come si comportano le persone di fronte all’emergenza sanitaria? Cosa pensa la gente delle misure di sicurezza? Abbiamo provato ad analizzare il fenomeno dal punto di vista socio-politico. Con la preziosa consulenza del sociologo Diego Cason, che ci offre il suo punto di vista.
Oggi, la terza e ultima parte della sua analisi (qui le precedenti. La prima: Il Covid-19 è una sciagura. Ma può insegnarci qualcosa…; e la seconda: Nell’emergenza sanitaria in atto siamo tutti tifosi. Purtroppo….)
I nostri Governi hanno fatto una prima scelta, di cui dovremmo essere orgogliosi, decidendo di tentare di salvare il maggior numero di vite possibili. Questa decisione è stata una fonte dei problemi vissuti nelle terapie intensive lombarde e venete. Sarebbe stato sufficiente dire “curiamo solo coloro che hanno la possibilità di guarire”, e non ci sarebbero state le terapie intensive intasate, solo che avremmo avuto 5mila morti in più. Poi hanno fatto un’altra scelta eccezionale e gravida di conseguenze: prima la salute dei cittadini e dopo gli interessi economici. Nelle tre regioni più intensamente produttive e ricche del paese. Decisione facile? Si, ma solo per chi non si prende la responsabilità di farlo. Poi hanno preso un’altra decisione ancora, che è quella di sostenere i cittadini che dalle due precedenti decisioni subiranno, necessariamente, dei danni: chi perde il lavoro, le imprese che perdono commesse e ricavi, ecc. I nostri Governi, al di là delle polemiche fin troppo facili, hanno preso tre decisioni strategiche da cui derivano conseguenze positive e negative. Da questa esperienza dovrebbe nascere la consapevolezza che ogni scelta deve considerare finalità, interessi, soggetti, e istituzioni spesso in contrasto fra loro. Questa è la forza e anche la debolezza di un Paese democratico con poteri decentrati. Arrivare alla giusta soluzione che tenta di trovare l’equilibrio tra interessi divergenti è il metodo che abbiamo voluto utilizzare in Italia. Un metodo che ha bisogno di tempo e di compromessi per agire senza demolire la coesione sociale nel Paese e curando e guarendo quante più persone è possibile. I critici da tastiera dovrebbero sperimentare la ricetta americana che lascia morire nell’indifferenza tutti coloro che non hanno abbastanza soldi o una adeguata assicurazione. Oppure seguire la ricetta inglese o spagnola dove hanno negato per un mese l’epidemia, salvo adottare poi misure simili a quelle italiane, quando il loro minimizzare ha creato gravissimi problemi sanitari. Concludendo, sarebbe utile che i cittadini italiani dotati di libertà di parola e di espressione (diritto che sta diventando un privilegio nel mondo) ne facessero un buon uso, smettendo di valutare gli eventi in base alle fazioni politiche cui appartengono. Ognuno di noi dovrebbe avere piena consapevolezza che i problemi complessi e controversi hanno bisogno del contributo di tutti per essere risolti, non di opinioni espresse senza avere competenza alcuna per manifestarle.
Diego Cason





