Pubblichiamo la terza puntata del testo del professor Giovanni Campeol (qui la prima: Se un giorno d’estate un viaggiatore scozzese…; e la seconda: Se un viaggiatore scozzese… in treno verso il Cadore).
Molto bene, penso tra me e me, ora parliamo di cose serie. – Se osserva la carta geografica delle Alpi, potrà notare che il Veneto è l’unica Regione dell’arco alpino che non ha un valico a nord. Praticamente siamo isolati, in un vero e proprio cul-de-sac –
Questa metafora, caro Giovanni, ricordo che ma l’avevi già presentata qualche anno fa mentre mangiavamo alla trattoria “Al Ponte”, vicino a Campo San Giacomo dell’Orio, a Venezia. In quell’occasione mi avevi ben declinato la geografia del Bellunese e ora il mio interlocutore la richiama anche lui con particolare enfasi.
Attendo che finisca la frase e chioso – effettivamente la forma geografica del Veneto ha questa “testa” che confina con l’Austria, stretta tra la Regione del Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia -. – Da cosa è dovuta questa “forma geografica”? –
L’ingegnere è colpito dalla domanda e risponde – egregio professore interessante il suo quesito. Effettivamente la forma del Bellunese è dovuta alla storica presenza della Serenissima Repubblica di Venezia che qui veniva a tagliare gli alberi e poi, utilizzando il fiume Piave come via di trasporto, li portava a Venezia. I veneziani ci costruivano le case, infilando nella laguna i pali realizzati con gli alberi di queste terre, ma anche le navi (gli alberi per le vele in particolare) e tantissime altre cose -. E di getto aggiunge – si ricordi che il Tiziano è di Pieve di Cadore -. Capisco che mi vuole far riflettere sul fatto che il Bellunese non ha prodotto solo risorse primarie ma anche grandi pittori, quindi cultura.
Stimolato e ricordando che storicamente la penetrazione tedesca era arrivata fino a Trento, gli chiedo – ma Trento, Bolzano e in generale i germanici hanno mai tentato di conquistare il Bellunese? -. Lui prontamente mi risponde – assolutamente sì. Pensi che il bellissimo castello di Andraz, nel comune di Livinallongo, fu costruito intorno all’anno 1000 come punto di avvistamento e fungeva da confine tra il patriarcato di Aquileia e la diocesi di Bressanone. Due mondi e due culture diversissime –
Ora comincio a capire alcune cose sulla geografia del Bellunese!
A questo punto mi viene spontanea una riflessione. Se il Veneto è l’unica regione alpina italiana senza un valico con l’Austria perché mai non si è realizzata una connessione fisica? Cos’ha impedito che questa ovvia strategia si realizzasse?
Pertanto pongo subito questo quesito al mio interlocutore e lui così mi risponde – quando negli anni ’60 i democristiani (allora forza politica al governo) pensarono a questa connessione tra Venezia e Monaco di Baviera, i comunisti si opposero e riuscirono a prevalere in Parlamento, pare per pochissimi voti. Per cui quell’idea, buona allora e ancora validissima oggi, finì nel cassetto -. Incalzo il mio interlocutore – perché i comunisti che in quegli anni so essersi battuti per la realizzazione del polo industriale di Porto Marghera a Venezia, si opposero alla realizzazione di un collegamento diretto con Monaco di Baviera? –
Mi guarda sorpreso che sapessi del ruolo fondamentale svolto dall’allora PCI per la realizzazione dell’area industriale di Porto Marghera che, con la sua chimica non sempre ben gestita, determinò la nascita di una delle cosiddette “aree a rischio industriale” di livello nazionale, per l’altissimo livello di inquinamento prodotto.
Capisco che il mio interlocutore sta per dirmi qualche cosa ma io lo anticipo, dando sfoggio delle mie intuizioni – forse il PCI veneto, su richiesta dell’organizzazione locale del Bellunese, temeva che una via di grande comunicazione potesse cambiare la composizione sociale di queste terre? – Continuo la mia riflessione senza permettergli di intervenire – forse questo partito, con tutte le sue organizzazioni collegate, temeva di dover fare i conti con la modernità e quindi perdere il potere che aveva costruito grazie alla seconda guerra mondiale? –
Noto di aver colpito il mio interlocutore. Sorpreso mi guarda e dice – bravo professore! Lei ha colto uno degli aspetti fondamentali dell’isolamento del Bellunese -. E di getto – quando all’inizio del nostro incontro le avevo accennato che se avesse avuto tempo le avrei accennato alla storia politica del Bellunese successiva alla seconda guerra mondiale, ora lei ne ha anticipato un aspetto rilevante -.
Soddisfatto di averlo sorpreso gli chiedo se anche altre aree geografiche d’Italia hanno subito questo fenomeno di “egemonismo” politico. – Assolutamente sì – mi risponde – pensi alla Provincia di Reggio Emilia e di altre aree emiliane, ma non solo -.
A questo punto rifletto se nel terzo millennio, dopo 75 anni dalla fine della Seconda Guerra mondiale, si possano ancora manifestare queste forme di “controllo” politico e sociale in Italia. Noto che il mio interlocutore mi osserva e mi lascia pensare. Capisce che ha aperto una breccia nella mia lettura un po’ oleografica del “Bel Paese”, tipica degli stranieri e in particolare di noi scozzesi che siamo decisamente meno complicati e arzigogolati degli italiani.
Stiamo ambedue in silenzio e ciò mi permette di assaporare la fresca brezza che ci avvolge e che fa vibrare leggermente le foglie di un filare di pioppi posti lungo il confine del giardino. Piccoli stormi di uccellini volteggiano sopra le nostre teste e osservandoli noto sullo sfondo gli Spalti di Toro nella loro immensa bellezza.
Com’è possibile che in queste terre meravigliose si sia formata un’umanità così chiusa? La bellezza è sinonimo di apertura, di respiro largo, di visioni celestiali … non comprendo la contraddizione.
– Gentile ospite – dice l’ingegnere – a mio avviso credo esista una strategia politica che ancora oggi vuole tenere isolato il Bellunese proprio perché consente a un vecchio gruppo di potere di continuare a governare. Se venisse realizzato un collegamento veloce con l’Austria è molto probabile che si manifesterebbe un forte interscambio di merci, di informazioni e soprattutto di persone. Con questa infrastruttura non solo si supererebbe l’isolamento del Bellunese ma darebbe uno grandissimo impulso al morente Porto di Venezia –
Mentre mi presenta queste riflessioni di sociologia politica mi viene in mente che stiamo vivendo in una contemporaneità in cui l’ambientalismo è imperante e gli chiedo se per caso siano i temi “ecologici” a frenare la realizzazione di questa connessione stradale con l’Austria. – No no egregio professore, queste istanze ambientaliste sono solo un escamotage per tenere isolato il Bellunese -. Perplesso da questa risposta gli dico – ma un’autostrada porta più traffico e fa correre i mezzi più velocemente, quindi inquina di più -. Lo guardo soddisfatto pensando di averlo colpito con la mia stringente logica.
Lui sorridendo mi risponde – si nota che lei, pur essendo un professore universitario, non è un ingegnere e pertanto non sa governare dati scientifici e tecnici … -. Lo guardo leggermente offeso e lui, intuendo ciò – mi scusi non volevo offenderla. In realtà un’autostrada inquina molto meno di una strada urbana come quella della SS51 -. Ribatto subito ricordandogli che la SS51 è una strada statale e non urbana e attendo con attenzione una sua risposta che arriva prontamente – certo la SS51 è catalogata come strada statale ma presenta una sezione che, in alcuni punti è da strada urbana, e tutti i fine settimana presenta una mobilità “stop and go”, come in una città –
Effettivamente ha ragione, io stesso nel giungere in Cadore ho sperimentato ciò. Mi domando come mai chi deve decidere non capisca queste ovvietà. – Vede, egregio professore, se venisse realizzata questa strada ad alto scorrimento con l’Austria si toglierebbe tutto il traffico di attraversamento che nei fine settimana soffoca letteralmente i paesi lungo la SS51 -. Ha ragione … e subito il mio interlocutore incalza – Una strada moderna, che consenta una buona velocità in sicurezza potrebbe anche salvare delle vite umane -.
In che senso salvare vite umane? … – Immagini per un attimo che a causa del maltempo si attivi una delle tante frane di questa provincia bloccando, ad esempio, la SS51. Alcune parti del Bellunese verrebbero letteralmente bloccate e probabilmente gli abitanti rimarrebbero anche senza energia elettrica, causa la caduta di alcuni tralicci. Ebbene, in questa situazione assolutamente non infrequente, se un anziano venisse colpito da infarto oppure una donna stesse per partorire e l’elicottero di emergenza non potesse levarsi in volo a causa del maltempo, secondo lei, egregio professore, come si potrebbero soccorrere queste persone? -. Ha ragione, non ci avevo pensato.
Rifletto che un valico a Nord con l’Austria, in base anche a queste argomentazioni dovrebbe essere un bene e non un male per una comunità che non voglia diventare una riserva indiana, come quelle dei nativi Uroni canadesi dell’Ontario, da me visitati molti anni fa.





