Le scuole non erano pronta a uno stop forzato. Non tutte, perlomeno. Perché nella seconda settimana di chiusura da coronavirus (la prima vera di stop, visto che i primi giorni seguivano le vacanze di carnevale) il principio che regna sovrano è il caos. O le “targhe alterne”, se si vuole essere più politically correct.
Alcune scuole hanno attivato subito la didattica a distanza. Computer, Skype e YouTube, et voilà: la lezione è servita. Altre scuole, invece, hanno stanno cercando di recuperare in questi giorni, con invio di materiale via mail, allestimento di piattaforme per le lezioni e altro. La realtà è che è difficilissimo fare i conti con uno stop che è capitato all’improvviso e ha trovato molti impreparati a gestirlo. E poi: la didattica a distanza piace? La risposta degli studenti è stupefacente. Evidentemente neanche loro erano pronti.
«Il programma procede celermente, ma viene eliminato l’aspetto umano che c’è nelle lezioni tradizionali – dice Giovanni, un prossimo maturando bellunese -. I concetti non passano con un modo fresco e dinamico, come in classe, ma vengono appresi con molta passività anche per il fatto che molte domande non possono essere rivolte direttamente al professore».
Giovanni ha sperimentato sia le lezioni in diretta Skype sia le spiegazioni registrate su YouTube. «Le prime sono complicate da seguire, e risultano poco funzionali – dice -. Le lezioni registrate su YouTube rendono meglio: durano circa 20 minuti, ma possiamo gestirci nel tempo e stoppare il video non appena qualcosa non è chiaro. Alla fine del video, solitamente, ci sono delle domande a cui dobbiamo rispondere mandando, poi, al professore una e-mail con eventuali quesiti o richieste di delucidazioni. Credo sia un’esperienza che fa pensare alla scuola del futuro. Personalmente, non vedo l’ora di tornare alla modalità classica vis-a-vis».





