Delle due l’una: o si diventa “atleti di interesse nazionale”, oppure non si scia. Quest’anno va così, perlomeno fino a gennaio. E per le zone che di sci vivono sono guai seri, perché il periodo da Natale all’Epifania è quello che costruisce gran parte del fatturato (insieme alle settimane bianche di febbraio e carnevale).
Cortina, Alleghe, Zoldo, Arabba, Falcade e tutte le altre ski aree lo sanno bene. Ma stanno comunque mandando avanti i preparativi. Cannoni pronti a sparare o già in azione non appena le temperature scendono sotto lo zero. E piste in molti casi già pronte. Impossibile fare altrimenti, anche perché la speranza di tutti è di aprire subito dopo l’Epifania e quindi non c’è tempo da perdere. In alcune zone poi impianti e sciovie sono già aperti, ma solo per gli atleti professionisti (quelli definiti “di interesse nazionale” dal Dpcm). È il caso di Cortina, dove da ieri è attivo il Col Gallina, a disposizione degli allenamenti disposti e organizzati dalle singole società e associazioni.
«Noi ci crediamo» dice il sindaco ampezzano, Gianpietro Ghedina. Ma è ovvio che non bastano gli atleti di intesse nazionale a tenere viva una stagione di sci. Anche perché la concorrenza è spietata. In Svizzera hanno già aperto e stanno invitando gli italiani a sciare sulle alpi elvetiche. E anche l’Austria sembra intenzionata a riaprire subito dopo la fine del lockdown, fissata al 7 dicembre.





