“Rifugi sani e sicuri”: la rete sale a 64 strutture

“Rifugi sani e sicuri”: la rete sale a 64 strutture

La rete dei “Rifugi sani e sicuri” continua ad ampliarsi: con le nuove adesioni, il progetto nato nel Bellunese nel 2023 raggiunge quota 64 strutture certificate e si conferma un modello che si sta diffondendo in tutto il Veneto. «L’obiettivo è migliorare la qualità igienico-sanitaria dei rifugi e rafforzarne la sicurezza sanitaria», spiega Sandro Cinquetti, direttore del Sisp dell’Ulss 1 Dolomiti.

La settima consegna delle targhe si è svolta a Palazzo Crepadona, nell’ambito di Oltre le Vette, alla presenza dei partner e delle Ulss venete già coinvolte. A entrare nella rete sono dodici nuove strutture: il Rifugio Padova e Malga Dignas in Cadore, l’Averau, il Nuvolau, il Croda da Lago e il Giussani a Cortina, il Burz ad Arabba, la Baita Civetta Al Casot in Val di Zoldo, il Rifugio Fedaia a Rocca Pietore e, sul Nevegal, Col Toront, Faverghera e La Grava. Un ampliamento che conferma la solidità del percorso.

«Siamo partiti con pochi nodi, ora la rete si sta ampliando», osserva il commissario dell’Ulss 1, Giuseppe Dal Ben. «I rifugi condividono una regia comune sugli aspetti igienico-sanitari e sulla sicurezza». Accanto alle istituzioni, il progetto può contare sul contributo di Luxottica, tramite la Fondazione OneSight, per la protezione degli occhi, e di Unifarco, che ha sviluppato un dispenser di crema solare da utilizzare direttamente nei rifugi. «La prevenzione è centrale», sottolinea il direttore scientifico Gianni Baratto.

A rafforzare ulteriormente la rete arriva la Fondazione Dolomiti Unesco. «I gestori stanno affrontando una sfida culturale importante», commenta la direttrice Mara Nemela. «Il riconoscimento Unesco richiama visitatori da tutto il mondo, ma impone anche attenzione a sostenibilità e consapevolezza».

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