Record di pioggia e neve. Ma il termometro conferma il riscaldamento globale

Record di pioggia e neve. Ma il termometro conferma il riscaldamento globale

 

Tanta acqua, come non succedeva da tempo. E tantissima neve, da record. Non ci sono stati sbuffi roventi durante l’estate. Eppure, il 2020 appena andato in archivio conferma il riscaldamento globale, anche sulle Dolomiti. Lo rivelano le analisi climatiche di Arpav, nel resoconto di fine anno.

Mettendo insieme tutte le rilevazioni di temperature (366 giorni), risulta che i valori termici si sono quasi sempre mantenuti superiori alle medie di riferimento; infatti nonostante qualche breve periodo più freddo del normale (come a inizio giugno e nella prima parte di ottobre), e anche con una stagione estiva senza particolari e durature ondate di caldo, la temperatura media complessiva del 2020 risulta di circa 0,6°C superiore al dato storico (1981-2010). E si colloca al quarto posto della serie di dati Arpav (dal 1992), alla pari del 2015 e dopo il 2018, 2014 (record della serie) e il 2019. Il 2020 risulta quindi prossimo ai tre anni più caldi della serie, anche grazie a una primavera insolitamente soleggiata e siccitosa (la beffa di marzo e aprile splendidi, durante il lockdown), e a un lungo autunno tiepido.

Oltre alle temperature, però, c’è il record (o quasi) di pioggia. Sulle zone montane e pedemontane si è registrato un netto surplus pluviometrico, anche del 20-40% nel Bellunese. «In alcune località delle Dolomiti più settentrionali si sono anche superati i record di piovosità dell’ultimo trentennio» rilevano i meteorologi Arpav. Senza contare la neve di fine anno: erano parecchi inverni che a dicembre non si vedeva un manto bianco così spesso: oltre 2 metri nelle località sopra i 1.500 metri, e neve abbondante anche in Valbelluna.

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