Il dibattito sulla presenza del lupo nelle montagne bellunesi torna ad accendersi dopo l’avvistamento, lo scorso gennaio, di un gruppo di quattordici esemplari sull’altopiano del Cansiglio. Un episodio che ha riaperto il confronto pubblico sul tema della convivenza con i grandi carnivori, alimentato anche dalle dichiarazioni del sindaco di Chies d’Alpago, Gianluca Dal Borgo, secondo il quale i lupi sarebbero protetti «per questioni ideologiche» e il loro aumento sarebbe legato a quella che ha definito «depravazione animalista».
Parole che hanno suscitato la reazione della Lega Anti Vivisezione (LAV). «Queste affermazioni sono la cartina di tornasole di quanto sia necessario fare informazione corretta sul lupo, basata su solide argomentazioni scientifiche e non su posizioni preconcette», commenta Massimo Vitturi, responsabile Animali Selvatici dell’associazione. «Quando si parla di fauna selvatica, troppo spesso l’unica risposta che emerge nel dibattito pubblico sembra essere l’abbattimento, mentre esistono strumenti e conoscenze molto più efficaci per affrontare la convivenza con la specie».
Secondo la LAV, a oltre tredici anni dal ritorno stabile del lupo in Veneto, le istituzioni non avrebbero investito abbastanza nella diffusione di informazioni scientifiche e nella formazione sul tema. L’associazione ricorda inoltre che la tutela della specie, introdotta negli anni Settanta, nasce da norme precise pensate per evitare l’estinzione del lupo, perseguitato per decenni con trappole, veleni e fucili. Tra queste figurano la Convenzione di Berna e la Direttiva Habitat dell’Unione Europea.
Per la LAV, sostenere che queste normative sarebbero espressione di una presunta ideologia animalista significa ignorare il percorso scientifico e istituzionale che ha portato alla loro approvazione. «Si tratta di decisioni maturate in contesti democratici e scientifici con l’obiettivo di tutelare la biodiversità e garantire un ambiente migliore per tutti», sottolinea Vitturi.
Quanto all’avvistamento in Cansiglio, l’associazione invita a non considerarlo un fatto eccezionale. L’area, spiegano gli esperti, ospita una presenza significativa di ungulati, in particolare cervi, che rappresentano la principale fonte di alimentazione per il predatore. «È noto che la disponibilità di prede influenza direttamente la presenza dei lupi», osserva la LAV.
Eventuali problemi legati alle predazioni, aggiunge l’associazione, possono essere affrontati con sistemi di prevenzione riconosciuti a livello internazionale, come recinzioni elettrificate o altre misure di protezione degli allevamenti. Strumenti che, secondo numerosi studi, risultano più efficaci degli abbattimenti, i quali non solo non riducono gli attacchi al bestiame ma in alcuni casi possono addirittura aumentarli.
Gli esperti ricordano inoltre che il lupo è una specie estremamente elusiva e tende a evitare il contatto con l’uomo. In territori dove la sua presenza è stabile, sottolineano, diventa fondamentale adottare comportamenti corretti e una gestione consapevole delle attività umane.
«Confidiamo che il sindaco Dal Borgo abbandoni un approccio basato sul sensazionalismo e si affidi invece a professionisti ed esperti del settore», conclude Vitturi. «Un amministratore può diventare un punto di riferimento per la propria comunità solo se contribuisce a costruire un quadro informativo solido, capace di distinguere tra emozioni comprensibili e dati scientifici».





