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  • Gestione del lupo: c'è un piano nazionale depositato ancora nel 2019
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C’è un piano nazionale per la gestione del lupo. E da marzo 2019 sta in Conferenza Stato-Regioni, in attesa di discussione. Ne ha fatto cenno il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che questa mattina a Longarone ha incontrato i sindaci delle comunità del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. 

 

Sollecitato da alcuni interventi di denuncia delle predazioni e di una convivenza sempre più difficile tra la zootecnia e il “grande predatore”, il ministro l’ha detto senza giri di parole: «A marzo 2019 ho depositato un “piano lupo” alla Conferenza Stato-Regioni, chiedendo di discuterne e di trovare una sintesi. Un documento redatto da Ispra in 23 punti. Sono convinto che serva un ragionamento sulla tutela della biodiversità che tenga conto anche delle esigenze degli allevatori. Il ministero è aperto a ogni possibilità».

Insomma, un’apertura a 360 gradi. Ma come mai da marzo 2019 a oggi nessuno sapeva di questo “piano lupo”? La Provincia, non appena saputo del documento, si è detta prontissima a collaborare. Serve solo una cosa: leggere e analizzare il testo.

«Esamineremo il “piano lupo” e ci impegniamo a portare sul tavolo del ministro le osservazioni bellunesi, alla luce delle esigenze specifiche del nostro territorio» dicono Franco De Bon e Simone Deola. I due consiglieri provinciali delegati a caccia e pesca (De Bon) e all’agricoltura (Deola) hanno chiesto al ministro Costa, a margine dell’incontro di Longarone, di poter avere il documento. «Da parte nostra abbiamo fatto presente che tutta la provincia può essere considerata da tempo un parco, per le buone pratiche di gestione faunistica e ambientale messe in campo ormai da molti anni - dicono De Bon e Deola -. Buone pratiche garantite anche dalle attività agricole e zootecniche, che oggi si trovano in difficoltà per la presenza sempre più massiccia del lupo. L’intenzione è di valutarle nel dettaglio per rappresentare al ministro, che ringraziamo per la disponibilità, le osservazioni del territorio bellunese».

Il lupo è stato un passaggio obbligato nella breve visita del ministro Costa, scortato a Longarone dal “collega” Federico D’Incà. Il motivo della mattinata longaronese era duplice: incontrare i sindaci del Parco e ispezionare la sede dell’ex distretto sanitario di Longarone, oggi all’asta e in futuro caserma dei carabinieri forestali, proprio alle porte dell’area delle Dolomiti bellunesi.

«Stiamo spingendo verso un nuovo modo di concepire i Parchi nazionali: trasformarli in enti intermedi, valorizzare le singole necessità che emergono dal territorio - ha detto Costa ai sindaci, riuniti nel municipio di Longarone -. Quest’anno abbiamo messo a disposizione 100 milioni di investimento: non soldi a pioggia, bensì sulla base di schede concrete di progettazione. Ogni anno aumenteremo queste cifre per fare dei Parchi gli hub di uno sviluppo diverso».

 

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