Pollini “importati” dall’est Europa: a Belluno picchi di ambrosia portata dal vento

Pollini “importati” dall’est Europa: a Belluno picchi di ambrosia portata dal vento

Centraline Arpav “in tilt”. Nella prima settimana di settembre i filtri aria hanno registrato grandi quantità di un polline che nel Bellunese è raro. Il polline dell’ambrosia, pianta erbacea originaria dell’America settentrionale e diffusa oggi in molti Paesi europei, in particolare dell’est. I quantitativi rilevati sarebbero normali in Polonia, Repubblica Ceca e zone limitrofe. A Belluno decisamente no.

Un giallo botanico? Nessun mistero, in realtà. La spiegazione è semplice: quel polline non è di origine bellunese, ma è stato “importato” proprio da Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia. È arrivato tra le Dolomiti per mezzo del vento. E forse qualche bellunese se n’è accorto prima ancora dei filtri Arpav. Le fioriture più intense dell’ambrosia, infatti, si concentrano tra gli ultimi giorni di agosto e i primi di settembre, con emissione di enormi quantità di polline altamente allergenico, tanto da provocare nelle persone sensibilizzate rinite e rinorrea, congiuntivite con prurito e lacrimazione, dermatite atopica e, nelle forme più gravi, anche crisi asmatiche. 

L’ufficio pollini di Arpav nella settimana dal 6 al 12 settembre ha rilevato picchi di ambrosia anomali. «Nelle zone montane non sono mai state rilevate concentrazioni così elevate» fanno sapere gli esperti. La stazione di Belluno il 7 settembre ha rilevato un picco di concentrazione con 25 granuli per metro cubo d’aria, quella di Feltre un picco di 29 granuli per metro cubo il 9 settembre.

«L’andamento anomalo di questa settimana ha fatto supporre una diffusione tramite trasporto di vento da altri territori – spiegano gli esperti -. L’analisi delle correnti aeree, fornita dall’ufficio di Meteorologia Alpina di Arabba, evidenzia che nella serata del 5 settembre venti da nord, poi da est a 20/25 nodi (35/45 km/h) hanno interessato l’Ungheria, la Croazia e la Slovenia, prima di arrivare sul Triveneto. Insomma, il vento e il periodo di piena fioritura di questo genere botanico, molto rappresentato nei paesi dell’est europeo, hanno mostrato un’accoppiata formidabile».

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