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Bando ai pregiudizi e ai fondamentalismi ideologici. Il lupo non può essere un argomento “di pancia”. Da qualsiasi parte lo si guardi. È questa la posizione di Confindustria Belluno Dolomiti, che chiede un piano di gestione sostenibile. «Ne va del futuro stesso della montagna e della sua economia» dice Augusto Guerriero, vice presidente degli industriali.

La richiesta degli allevatori, appoggiata da Confindustria, si muove su due direzioni. Da una parte risarcimenti rapidi e adeguati per chi subisce predazioni. Dall’altra, un piano mirato di contenimento. «Nell’affrontare la questione servono realismo e attenzione nei confronti degli imprenditori che operano in montagna, soprattutto per gli allevatori e agricoltori che sono i veri custodi del territorio - rimarca Guerriero -. La presenza del lupo non deve e non può mettere in pericolo le attività dell’uomo: questo è un punto fondamentale, mentre assistiamo a un aumento significativo dei casi di aggressione. Già viviamo in un territorio difficile, già la zootecnia in montagna è più difficile che altrove, già stiamo attraversando un periodo nero causa Covid... non possiamo sopportare anche questo rischio, che rappresenta un serio danno economico. Pensiamo solo ai costi dei sistemi di prevenzione o a quelli per l’abbattimento, spesso di centinaia di euro a capo».

Da qui, la richiesta. Forte e chiara: «Bisogna intervenire con un programma di contenimento e piani di risarcimento, seri e veloci. Le istituzioni, da quelle provinciali a quelle europee, devono garantire la sicurezza delle imprese e del settore primario».

 

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