Peterle: «Voglio essere il sindaco dell’ascolto, va ricomposto il tessuto sociale»

Peterle: «Voglio essere il sindaco dell’ascolto, va ricomposto il tessuto sociale»

Ha vinto per una manciata di voti: 26. Ma la “sua” Farra si è rivelata un fortino inespugnabile. “Sua”, di Alberto Peterle: il nuovo sindaco del Comune di Alpago, capace di precedere in un emozionante testa a testa la candidata Vanessa De Francesch, oltre a Massimo Bortoluzzi e Attilio Dal Paos. A capo della lista “Obiettivo Alpago”, l’assessore uscente al Bilancio raccoglie l’eredità amministrativa di Umberto Soccal e sale sullo scranno più alto del municipio. «Una grande soddisfazione – sono le parole del neo eletto – ma anche una grande responsabilità». 

Sindaco, come sarà il nuovo Comune di Alpago? 

«Innanzitutto vogliamo completare i moltissimi progetti in corso. A cominciare dalla nuova scuola media di Puos. E poi la parola chiave è “programmazione”. È necessario impostare un programma che dia uno sviluppo alla nostra Conca. E lo possiamo fare solo in un modo: coinvolgendo i cittadini e l’intera comunità. Solo così si coltiva la partecipazione attiva. In altri termini, dobbiamo ascoltare e poi comunicare quelle che saranno le nostre scelte, senza imporle dall’alto». 

In un momento in cui a livello locale c’è quasi una gara per sganciarsi dai partiti, la sua lista è andata controcorrente e ha ricevuto l’appoggio della Lega e del Centro-destra. Perché questa scelta?

«Perché amministrare un Comune è un affare politico. Sempre. Politica significa “tecnica di governo della città”. Da questo punto di vista, ho sempre avuto un indirizzo e lo voglio mantenere».  

Si pone in continuità con Soccal?

«Sì, ero un membro della giunta. E se da un lato mi prendo i meriti per ciò che ha funzionato, dall’altro mi assumo le responsabilità di ciò che è andato meno bene, con l’obiettivo di migliorarlo nel prossimo quinquennio. A partire dall’ascolto e dalla comunicazione». 

La nota negativa, per quanto sia una tendenza nazionale, è l’affluenza: poco sopra il 50 per cento. Come si rimedia a questo dato?  

«Aprendoci al confronto con la gente. La realtà è che i cittadini si sono allontanati dalla politica, la sentono distante. E in questo senso ritengo che il Covid abbia avuto un peso notevole. C’è una certa disgregazione del tessuto sociale: spetta a noi ricomporla». 

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