Paralimpiadi, reazioni per la riammissione di Russia e Bielorussia

Paralimpiadi, reazioni per la riammissione di Russia e Bielorussia

La Fiamma Paralimpica non ha ancora iniziato il suo viaggio: verrà accesa il 24 febbraio 2026 a Stoke Mandeville, nel Regno Unito — la culla del movimento paralimpico — prima di attraversare 2.000 chilometri in Italia, in un percorso di 11 giorni per arrivare il 6 marzo all’Arena di Verona. Eppure, prima ancora che la torcia si alzi al cielo, le Paralimpiadi di Milano‑Cortina 2026 sono già travolte da una tempesta politica. A scatenarla è stata la decisione del Comitato Paralimpico Internazionale (IPC), che il 17 febbraio ha confermato la riammissione di Russia e Bielorussia. Dopo quattro anni di restrizioni imposte a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina, la scelta dell’IPC ribalta tutto: sei russi e quattro bielorussi gareggeranno in sci alpino, sci di fondo e snowboard, con pieni simboli nazionali. Una svolta resa possibile dal voto dell’assemblea del 2025 e dal successivo ricorso vinto al Tribunale Arbitrale dello Sport (CAS) contro la FIS.

Ucraina furiosa: “È oltraggioso”

Le reazioni più esplosive arrivano proprio da Kiev. Il ministro dello sport Matvii Bidnyi parla di decisione “deludente e oltraggiosa”, accusando l’IPC di permettere la partecipazione di «killer e loro complici». Durissimo anche Valeriy Sushkevych, presidente del Comitato Paralimpico ucraino, che si dice «molto arrabbiato e indignato» per il ritorno degli atleti sotto bandiera russa, benché confermi che l’Ucraina non boicotterà i Giochi per non concedere a Mosca una vittoria simbolica. Toni duri anche dal Nord Europa. La presidente del Comitato Olimpico e Paralimpico norvegese, Zaineb Al‑Samarai, definisce la riammissione «profondamente deludente» e ricorda che dal 2022 la Norvegia condanna senza eccezioni l’aggressione russa e le sue conseguenze sullo sport internazionale.

Russia e Bielorussia: “È un grande ritorno”

Sul fronte opposto, Mosca festeggia. Il ministro dello Sport russo, Mikhail Degtyarev, parla di «passo importante verso il pieno reinserimento degli atleti sulla scena internazionale», convinto che la decisione dell’IPC rappresenti «un precedente destinato a influenzare anche il CIO». Anche Minsk saluta il verdetto come un ritorno alla normalità.

E l’Italia? Preoccupazione crescente

In questo contesto l’Italia — Paese ospitante — osserva con crescente apprensione. Il quadro che si sta delineando rischia di complicare ulteriormente gestione diplomatica, sicurezza e immagine dei Giochi. Milano‑Cortina si trova ora al centro di una partita in cui sport e geopolitica tornano a intrecciarsi in maniera inevitabile. Proprio ora che le olimpiadi in corso di svolgimento ci stanno facendo fare un figurone, e non solo dal lato prettamente sportivo. La scelta dell’IPC divide governi, comitati sportivi e opinioni pubbliche, e rischia di accompagnare Milano‑Cortina fino alla cerimonia inaugurale del 6 marzo 2026. Le Paralimpiadi non sono ancora iniziate; le polemiche, invece, stanno già correndo più veloci degli atleti.

(Photocredits: comitatoparalimpico.it)

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