Il riconoscimento Unesco? Una medaglia che rischia di diventare un boomerang. È la denuncia – dai toni decisi – del Comitato per la salvaguardia dei passi dolomitici, che riunisce un gruppo di albergatori preoccupati per gli effetti dell’overtourism. Nel mirino finisce la Fondazione Dolomiti Unesco, accusata di aver promosso il territorio in modo superficiale, privilegiando l’immagine da cartolina a scapito della sostenibilità.
“Un passo dal cielo” e il caso Braies
Il caso simbolo? Il Lago di Braies, esploso mediaticamente dopo il successo della fiction Un passo dal cielo.
«La serie ha amplificato la notorietà del luogo, i social hanno fatto il resto – scrive il portavoce del Comitato, Finazzer –. Si è creato un circuito vizioso: la fiction rende famoso un luogo accessibile, i social amplificano, l’eccesso di turismo aumenta la popolarità. Alla fine si chiudono gli accessi, ma senza assumersi responsabilità».
“Notorietà di facciata”
Secondo il Comitato, il riconoscimento Unesco ha generato una notorietà “di facciata”, più legata all’estetica che alla scoperta autentica del territorio.
«La promozione è stata miope – continua Finazzer –. Invece di attrarre un turismo rispettoso, ci ritroviamo con presenze brevi, non programmate, orientate alla condivisione social. Come già accaduto in Costiera Amalfitana o alle Cinque Terre».
La provocazione: “Meglio rinunciare all’Unesco?”
Il Comitato lancia una provocazione forte: «Meglio rinunciare al riconoscimento Unesco e tornare a un turismo basato su cultura locale, servizi autentici e permanenze più lunghe. Basta rincorrere la visibilità globale».
La replica degli albergatori bellunesi
Non si è fatta attendere la risposta di Walter De Cassan, presidente di Federalberghi Belluno Dolomiti: «Il turismo è un settore economico che valorizza il territorio grazie alla professionalità degli operatori. Il riconoscimento Unesco è un attestato universale di pregio. La combinazione delle due cose è una potenzialità straordinaria, ma va gestita».
De Cassan sottolinea l’importanza di strumenti già esistenti, come la DMO e il settore regionale dedicato ai siti Unesco:
«Serve un governo dei flussi, politiche integrate e più professionalità. Ma guai a noi se non fossimo fieri di questo patrimonio. Evitiamo le generalizzazioni: lavoriamo insieme per un turismo rispettoso e sostenibile».





