Sono ancora oltre 500 i posti da docente vacanti nelle scuole bellunesi e, dopo diciassette turni di nomina, ne sono stati coperti soltanto 177, di cui 105 sul sostegno. È il quadro tracciato dalla Cisl Scuola Belluno Treviso alla vigilia del nuovo anno scolastico.
Una situazione che continua a preoccupare soprattutto nel Bellunese, dove alle difficoltà nazionali di reclutamento si aggiungono problemi specifici del territorio. In particolare, pesano le continue rinunce da parte degli insegnanti provenienti da altre province, frenati dalla difficoltà di trovare un’abitazione e dagli elevati costi degli affitti. A complicare ulteriormente il quadro ci sono i vincoli triennali previsti per chi viene assunto in ruolo, che rendono meno attrattiva la scelta di trasferirsi in una provincia montana. «L’Ufficio scolastico di Belluno sta lavorando a ritmi molto intensi per completare tutte le nomine possibili», spiega la segretaria generale della Cisl Scuola Belluno Treviso, Anna Lucia Tamborrini. «Le rinunce rendono però necessario procedere con ulteriori chiamate, complicando le operazioni. Ci auguriamo che al primo suono della campanella tutte le cattedre possano essere coperte».
Tra le maggiori criticità figura il sostegno, settore nel quale continua a essere difficile garantire la continuità didattica agli studenti con disabilità a causa della carenza di docenti specializzati. Nonostante negli ultimi anni siano stati attivati nuovi percorsi di formazione e specializzazione, il numero di insegnanti qualificati resta inferiore alle necessità delle scuole. Le difficoltà non riguardano solo gli insegnanti. Nel Bellunese ben 18 istituti scolastici su 33 sono privi di un Funzionario delle Elevate Qualificazioni, l’ex DsgA, figura chiave per la gestione amministrativa delle scuole. A garantire l’avvio delle attività saranno ancora una volta gli assistenti amministrativi incaricati come facenti funzione.
Secondo la Cisl Scuola, la situazione dimostra come gli organici continuino a essere insufficienti rispetto ai reali fabbisogni degli istituti. «Continuità e stabilità sono condizioni fondamentali per il buon funzionamento della scuola e soprattutto per gli studenti più fragili», sottolinea Tamborrini. Da qui la richiesta di rafforzare gli organici, ampliare le opportunità di formazione del personale e individuare nuove modalità per stabilizzare i docenti che da anni lavorano sul sostegno con contratti a tempo determinato.





