Belluno aspetta, Venezia promette. È tutta qui la sintesi di una partita che vale decine di milioni di euro e che nelle ultime settimane ha acceso il confronto tra maggioranza e opposizione in Consiglio regionale. Sul tavolo ci sono le risorse derivanti dalla monetizzazione dell’energia idroelettrica: la Regione annuncia l’arrivo di una prima tranche da 20 milioni di euro, mentre sui 48 milioni di arretrati destinati alla provincia di Belluno resta aperto il nodo dei tempi. Da una parte la giunta assicura che l’iter è ormai avviato, dall’altra l’opposizione denuncia l’assenza di garanzie concrete e teme che il territorio possa dover attendere ancora a lungo prima di vedere tutte le risorse maturate grazie all’acqua delle proprie vallate.
A intervenire in Consiglio regionale è stato l’assessore al Bilancio Filippo Giacinti, che ha respinto le accuse di presunti ritardi o di una volontà politica di trattenere le risorse a Venezia. «Attribuire agli assessori regionali presunte inerzie o manovre per trattenere a Venezia le risorse derivanti dalla monetizzazione dell’energia elettrica significa ignorare una procedura tecnica complessa, formalizzata e documentata dagli uffici regionali», ha dichiarato l’assessore, sostenendo che il percorso seguito è necessario per garantire alla Provincia di Belluno l’intero gettito spettante nel rispetto delle regole contabili.
Secondo la ricostruzione fornita dalla Regione, dopo la rinuncia da parte dei concessionari del gruppo Enel ai contenziosi aperti e il conseguente versamento delle quote richieste, la giunta ha già previsto uno stanziamento di 20 milioni di euro nel bilancio pluriennale 2027-2029. Si tratta delle somme relative agli acconti del 2025 e del 2026 che, una volta completati i necessari passaggi amministrativi, potranno essere trasferite alla Provincia già a partire dal prossimo gennaio. Più complessa la questione degli arretrati. Sul tavolo ci sono infatti altri 48 milioni di euro che il Bellunese attende da anni. Per queste risorse, ha spiegato Giacinti, è in corso un confronto con Palazzo Piloni per individuare una soluzione condivisa che consenta il trasferimento nel rispetto degli equilibri finanziari regionali, anche attraverso una possibile rateizzazione.
Una risposta che però non convince l’opposizione. Il consigliere regionale del Partito Democratico Alessandro Del Bianco parla infatti di «nessuna certezza» sul rientro delle somme e punta il dito contro la gestione della vicenda da parte della maggioranza. «Dalla variazione di bilancio regionale non arriva alcun segnale di certezza sul rientro dei 48 milioni di canoni idrici arretrati che la Provincia di Belluno e tutto il territorio chiedono e attendono da troppo tempo: di fatto, il rischio è di vederli in dodici anni», attacca Del Bianco.
L’esponente dem contesta inoltre il fatto che la Regione non abbia ancora fornito spiegazioni sulle tempistiche con cui nel 2026 sarebbero state richieste le somme a Enel e sottolinea di non aver ricevuto garanzie concrete sui tempi di restituzione dei 57 milioni di euro complessivamente spettanti ai territori veneti, di cui oltre 48 milioni destinati alla provincia di Belluno. Nel tentativo di accelerare i tempi, Del Bianco aveva presentato un emendamento alla variazione di bilancio per rendere immediatamente utilizzabili le risorse della monetizzazione già nel 2026, liberandole dal Fondo crediti di dubbia esigibilità. La proposta, però, è stata bocciata dalla maggioranza. Stessa sorte per l’ordine del giorno che chiedeva l’impegno formale a restituire i 57 milioni di arretrati nell’arco di tre anni. «Per il momento siamo ancora alle promesse», prosegue il consigliere bellunese. «Ci è stato riferito che le risorse relative alle annualità 2025 e 2026 sarebbero state inserite nel bilancio di previsione 2027, ma quel bilancio non è ancora stato consegnato e quindi non possiamo verificare quanto dichiarato».
La vicenda è diventata nelle ultime settimane uno dei temi più caldi del dibattito politico bellunese. Attorno ai fondi dell’idroelettrico si sono mobilitati amministratori, rappresentanti istituzionali e organizzazioni sindacali, tutti concordi nel chiedere che le risorse generate dall’acqua delle Dolomiti tornino in tempi rapidi sul territorio. Per ora l’unica certezza è rappresentata dai 20 milioni che la Regione assicura di poter trasferire nel 2027. Sui restanti 48 milioni continua invece il confronto politico. E la domanda che arriva da Belluno resta la stessa: quando quei soldi entreranno davvero nelle casse della Provincia?





