Il progetto ItalComp è naufragato, con tanto di annuncio a mezzo stampa del ministro leghista Giorgetti. I sindacati però non si danno per vinti. Tutt’altro.
«La soluzione passa attraverso un progetto industriale per la valorizzazione degli asset aziendali competenza-qualità-innovazione che caratterizzano in maniera inequivocabile lo stabilimento di Mel. Il problema non è trovare la giusta proporzione tra pubblico è privato, ma la qualità del progetto» dicono Mauro Zuglian, Rsu Fim Cisl, e Alessio Lovisotto, segretario generale Fim Belluno Treviso.
Dalla Fim Cisl non si dicono sorpresi dalle parole di Giorgetti. «Quello che sorprende è come i rappresentanti di un territorio e i lavoratori continuino a trovare soluzioni per garantire la sopravvivenza dello stabilimento, mentre a livello nazionale continuino a spostare i termini del problema – continuano i due sindacalisti -. Una volta manca il capitale pubblico, una volta manca il capitale privato; per alcuni il coinvolgimento pubblico potrebbe trainare un interesse privato, per altri senza il privato non può esserci aiuto pubblico. Questo come a sottolineare che la soluzione per Acc sia in realtà una questione di dottrina economica: niente di più falso».
Ecco perché la Cisl insiste sulla necessità di dare seguito a un progetto industriale: per salvare lo stabilimento di Mel, certo. Ma anche per dare futuro alla produzione metalmeccanica e manifatturiera. «La qualità del progetto è determinata dalla capacita di coinvolgere le migliori energie e opportunità espresse da un territorio, per questo la Fim Cisl non si stancherà mai di richiedere un tavolo intorno al quale definire il futuro industriale dello stabilimento» sottolineano Zuglian e Lovisotto. «Non ci sono modelli preconfezionati, esistono soluzioni costruite sul campo. Nel frattempo tra una dichiarazione e l’altra stiamo aspettando il decreto attuativo dell’art. 37 D.L. 41/2021, stiamo aspettando come sindacati una risposta dal governo».





