Metalba, crisi da burocrazia: lo stabilimento di Longarone rischia il blocco

Metalba, crisi da burocrazia: lo stabilimento di Longarone rischia il blocco

La crisi non arriva dal mercato, ma dagli uffici. Metalba Aluminium lancia l’allarme: il nuovo impianto di aspirazione dello stabilimento di Longarone è fermo per prescrizioni giudicate troppo rigide. E la Regione convoca il tavolo di crisi. L’incontro si è tenuto a Venezia, su richiesta dell’azienda, con la partecipazione dell’assessore al Lavoro Valeria Mantovan, della Provincia di Belluno (presente il presidente Roberto Padrin), dei vertici aziendali, di Confindustria Belluno Dolomiti, Fiom Cgil e dei rappresentanti dei lavoratori.

«Metalba Aluminium è una realtà che nel 2014 ha rilevato la Metalba in crisi – ricorda l’assessore Mantovan –. Oggi occupa 198 addetti tra Longarone e Bassano del Grappa, e sta attuando un piano industriale per rafforzare la propria competitività nei settori strategici dell’alluminio, come automotive, aerospace e navale».

Secondo azienda e sindacati, gli interventi richiesti per l’adeguamento ambientale e di sicurezza non sono più rinviabili. Il blocco all’impianto di aspirazione ha sollevato forti perplessità: Metalba parla di una crisi “paradossale”, causata non da fattori economici ma da ostacoli amministrativi, con potenziali danni anche sul piano ambientale. Non si esclude il ricorso ad azioni legali, oltre ai procedimenti già avviati in sede amministrativa.

La Regione, insieme a Fiom Cgil e Confindustria, esprime preoccupazione e sollecita un confronto tecnico con gli uffici competenti. Il presidente Padrin ha annunciato un incontro tecnico nella seconda metà di ottobre. Il prossimo tavolo regionale è fissato per il 5 novembre. «Confido che la discrezionalità degli organi amministrativi venga esercitata con equilibrio – ha concluso Mantovan – per evitare intransigenze e reazioni che danneggiano tutti».

Confindustria: “Serve buon senso, non rigidità”

Confindustria Belluno Dolomiti sottolinea come il caso Metalba non sia isolato, ma rappresenti una criticità diffusa tra le imprese del territorio. «L’atteggiamento dell’Ufficio Ambiente della Provincia appare spesso ostile – si legge in una nota – con interpretazioni delle norme che rischiano di trasformarsi in ostacoli allo sviluppo». Secondo l’associazione, queste rigidità generano costi inutili, scoraggiano investimenti e mettono a rischio la competitività. «Le imprese sono pronte a rispettare e persino superare gli standard ambientali – conclude Confindustria – ma servono regole uniformi, applicate con buon senso. Bloccare interventi migliorativi significa compromettere l’occupazione e la transizione ecologica».

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