Manifatturiero, segnali di ripresa ma scenario fragile

Manifatturiero, segnali di ripresa ma scenario fragile

Nel quarto trimestre del 2025 la manifattura veneta mostra finalmente un’inversione di tendenza, lieve ma concreta. Produzione e fatturato tornano a crescere, gli ordini dall’estero riprendono fiato nonostante la stagione dei dazi, e le imprese guardano al 2026 con un cauto ottimismo. Ma nel quadro regionale, è il Bellunese a offrire alcuni dei segnali più interessanti, dopo un lungo periodo di sofferenza.

Belluno: produzione di nuovo in crescita dopo dieci trimestri difficili

Per il territorio provinciale, il dato più significativo riguarda la produzione: dopo otto trimestri consecutivi di flessione e altri due piatti, il settore torna finalmente in terreno positivo. La ripresa si riflette anche sul grado di utilizzo degli impianti, che risale al 71,4%, una soglia ben distante dal 65% toccato nei mesi più critici, quando un terzo della capacità produttiva rimaneva inutilizzata. Il fatturato cresce, ma con velocità diverse. Quello estero mostra un passo più deciso, con un +3,3% su base annua, mentre il fatturato totale si muove appena sopra lo zero. A trainare il comparto restano soprattutto le imprese medio‑grandi della metalmeccanica — la cosiddetta “filiera del freddo” — che continuano a presidiare i mercati internazionali. I dati Istat sulle esportazioni confermano la tendenza, segnalando per i macchinari industriali prodotti in provincia un balzo del 14% nei primi nove mesi del 2025.

Occhialeria in chiaroscuro: export debole e piccole realtà sotto pressione

Più ombre che luci, invece, nell’occhialeria. Il segmento mostra un recupero estero solo parziale, mentre il fatturato totale cala nettamente tra le piccole imprese della filiera, segnale di difficoltà diffuse. Le esportazioni verso gli Stati Uniti — mercato chiave — restano pesantemente penalizzate dai dazi, con un crollo del 40% nei nove mesi analizzati: quasi 300 milioni di euro evaporati rispetto all’anno precedente. Nel quarto trimestre emerge comunque un dato incoraggiante: gli ordini esteri tornano a crescere con un deciso +6,2%, grazie soprattutto alla metalmeccanica. Un primo spiraglio che però non scioglie completamente l’incertezza sulla tenuta della domanda nel 2026.

Pozza: «Segnali incoraggianti, ma gli scenari restano instabili»

Il presidente della Camera di Commercio di Treviso-Belluno | Dolomiti, Mario Pozza, rileva come il manifatturiero della provincia stia mostrando una capacità di reazione che sembrava offuscata nella prima parte del 2025. La crescita degli ordini, seppur irregolare, e il miglioramento del sentiment tra gli imprenditori testimoniano un cambio di passo. Ma la prudenza resta d’obbligo: quasi metà delle imprese ritiene che la domanda estera nei primi mesi del 2026 potrebbe semplicemente restare ferma, condizionata da scenari internazionali ancora instabili.

Dazi e nuovi equilibri globali: le imprese bellunesi tra rischi e strategie

Il quadro offre anche una lettura più ampia: i dazi non colpiscono solo chi esporta direttamente negli Stati Uniti, ma si propagano lungo l’intera filiera produttiva, coinvolgendo imprese che operano nei beni intermedi e nei comparti più legati alle catene globali del valore. È il caso, ancora una volta, della meccanica e del legno‑arredo, settori sensibili anche per il Bellunese. Le analisi condotte assieme agli atenei veneti evidenziano inoltre una forte accelerazione degli investimenti in tecnologie digitali. L’Intelligenza Artificiale diventa prioritaria per oltre un terzo delle aziende manifatturiere: un segnale che racconta la volontà di riorganizzare processi e modelli di business in funzione di scenari sempre più imprevedibili.

Santocono: «Servono politiche europee per sostenere investimenti e diversificazione»

Il presidente di Unioncamere Veneto, Antonio Santocono, sottolinea che la ripresa non può essere affidata soltanto ai rimbalzi congiunturali. «Viviamo una fase di sovversione dell’ordine globale — afferma — e servono strumenti politici ed economici capaci di sostenere gli investimenti e accompagnare le imprese nella diversificazione dei mercati». Gli accordi di libero scambio con Mercosur e India diventano, in quest’ottica, leve cruciali. L’export veneto verso il Mercosur supera già i 740 milioni di euro, quello verso l’India i 650 milioni: volumi importanti che potrebbero crescere ulteriormente con un quadro tariffario più favorevole. «È il momento di decidere se vogliamo essere un mercato che subisce le priorità altrui, o un attore che contribuisce a scrivere l’agenda europea», conclude Santocono. Unioncamere e il sistema camerale regionale rivendicano infine un ruolo fondamentale nel supporto alle imprese: formazione, finanza dedicata, accompagnamento nei processi di innovazione e internazionalizzazione. Un lavoro che, per il Bellunese, diventa decisivo proprio in questa fase di ripartenza fragile, in cui ogni punto percentuale di crescita può fare la differenza per interi distretti produttivi.

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