Il secondo trimestre 2026 porta ossigeno all’industria trevigiana e bellunese. La produzione cresce del +2,8% a Treviso e del +2,5% a Belluno su base annua, confermando un rimbalzo congiunturale che in Veneto si traduce in un +4,5% di produzione e +5,8% di fatturato. Numeri che raccontano una ripartenza, ma che – avverte il presidente della Camera di Commercio Francesco De Bettin – non devono illudere.
«Il manifatturiero veneto dimostra una straordinaria capacità di adattamento» commenta De Bettin, citando l’indagine Unioncamere. A Treviso la produzione balza del +4,9% rispetto al trimestre precedente, a Belluno del +3,2%. Cresce l’utilizzo degli impianti, si allunga il portafoglio ordini. Ma dietro ai dati c’è una combinazione di fattori favorevoli: la coda degli investimenti PNRR, il ciclo internazionale di rinnovo dei macchinari 5.0, gli effetti dello sblocco dell’iper-ammortamento, la ripartenza di filiere strategiche come automotive e legno-arredo.
E poi c’è la geopolitica. La crisi nello stretto di Hormuz, definita da De Bettin “una strozzatura globale”, sta ridisegnando rotte e infrastrutture. «Le filiere italiane hanno competenze che possono giocare un ruolo attivo nel nuovo ciclo infrastrutturale del Golfo. Serve che la diplomazia commerciale colga questa opportunità».
Accanto alle opportunità, le ombre. L’impennata dei carburanti rischia di erodere il rimbalzo. «Non possiamo basare il futuro solo sulla resilienza o su pannicelli caldi come il taglio delle accise» avverte De Bettin. La chiave è la transizione energetica: mix bilanciato di fonti, potenziamento delle CER, tecnologie per gli accumuli. «Abbiamo eccellenze come il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova: rafforzare queste filiere è ciò che crea vera discontinuità positiva».
Il quadro internazionale resta instabile. Il FMI prevede energia più cara, inflazione persistente e crescita globale al 3% nel 2026. L’Eurozona rallenta allo 0,9%, l’Italia allo 0,5%. Il PNRR sta esaurendo la sua spinta, mentre la produttività non riparte. In questo contesto, l’industria italiana cresce di un modesto +0,7%, trainata dai beni strumentali e dalla riattivazione delle linee Stellantis.
In Veneto, il manifatturiero mostra segnali di recupero: export in aumento (+3% gli ordini esteri), domanda interna in miglioramento (+2,4%), portafoglio ordini che sale a 63,8 giorni. Bene macchinari, gomma-plastica, metalli, automotive e legno-arredo. L’occhialeria cresce, ma a due velocità: grandi player in positivo, subfornitori in sofferenza. Più debole il sistema moda.
Sul fronte occupazionale, la metalmeccanica vola (+3.127 posizioni nel semestre), l’automotive torna a crescere, mentre il Made in Italy mostra luci e ombre.
Treviso si allinea al quadro regionale: produzione +2,8%, fatturato +2,1%, ordini interni stabili, esteri più volatili. Il portafoglio ordini si allunga da 53 a 63 giorni. Belluno cresce del +2,5%, con ordini esteri in aumento (+3,8%) e interni in calo (-5,9%). A trainare sono freddo e occhialeria, ma con la solita polarizzazione tra big e subfornitori.
Le previsioni per il terzo trimestre? Cautela. Tra Treviso e Belluno prevale la stazionarietà: circa il 40% degli imprenditori non si aspetta né accelerazioni né frenate. Un attendismo che conferma la natura fragile del rimbalzo.





