Ricordo, certo. Scienza, senza dubbio. Ma chi l’avrebbe detto che la geologia declinata sul Vajont può essere anche cultura e arte? Ci scommette il Consiglio nazionale dei geologi, che ha organizzato due giorni di convegni a Longarone, nei luoghi che videro il disastro del 9 ottobre 1963. Convegni e approfondimenti tecnici, ma anche un grande concerto che partirà dalla raccolta dei dati dei sondaggi elettromagnetici e diventerà note di improvvisazione «suonate sullo spartito che detterà il Vajont». Insomma, il 29 e il 30 settembre la geologia nazionale avrà per capitale Longarone.
GEOLOGIA AL SERVIZIO DEL TERRITORIO
Gli eventi, a cura del Consiglio nazionale dei geologi, della Fondazione del Cng e degli ordini regionali dei geologi di Veneto e Fvg, sono stati presentati ieri mattina (7 luglio) nella sede della Provincia di Belluno. Sarà una due giorni che metterà insieme le considerazioni su sostenibilità tecnica, ambientale ed economico-sociale delle grandi opere ingegneristiche con l’apporto scientifico che può dare la geologia. Al centro ci sarà il concetto di “ambito territoriale significativo”, vale a dire quello che è mancato nel Vajont. La diga è ancora là, ferma immobile, neanche scalfita dall’onda di morte. Non è stata la diga il problema del Vajont: solo che quel manufatto di alta ingegneria è stato realizzato nel posto sbagliato. Ecco cosa significa ambito territoriale significativo: considerare in maniera ampia il territorio su cui va a incidere qualsiasi costruzione umana. Un concetto che se fosse stato attivo anche nel 1963 – ammesso che le brame economiche lo avessero consentito – avrebbe impedito la costruzione della diga.
«LA RICONCILIAZIONE»
«Il Consiglio nazionale dei geologi torna a Longarone dopo il grande evento del 2013, nel 50° anniversario del Vajont. Quella fu la riconciliazione con le nostre comunità colpite dall’onda» ha detto il sindaco Roberto Padrin. In effetti, la geologia è stata ritenuta per anni corresponsabile della costruzione del disastro del 9 ottobre 1963. Ora non è più così, anche grazie agli scatti in avanti fatti dall’ordine dei geologi.
«Il Monte Toc è stato inserito tra i 100 siti geologici di interesse mondiale e questo significa che l’area del Vajont rimane fortemente zona da studiare» ha aggiunto Padrin. «Possa essere un monito perenne, un luogo di memoria, ma anche di approfondimento per i tecnici».

ANALISI E STUDIO
E proprio l’approfondimento tecnico è quello che vogliono fare i geologi il 29 e il 30 settembre prossimi. «Non solo ricorrenze e memoria, ma analisi di quanto successo e focus sull’evoluzione tecnica e normativa» ha annunciato Arcangelo Francesco Violo, presidente del Consiglio nazionale dei geologi, insieme ai colleghi Paolo Spagna e Antonio Menghini, con il presidente dell’ordine regionale del Veneto, Giorgio Giachetti. «Il 29 settembre al mattino ci sarà una tavola rotonda sul tema delle grandi opere, con un occhio ai risvolti tecnici, sociali ed economici. Speriamo che la politica possa intervenire su un argomento di grande interesse. Al pomeriggio continueremo sullo stesso tema con i professionisti delle grandi opere».
GEOMUSIC
Uno dei momenti più significativi – e curiosi – sarà il concerto di musica geologica. O geomusic.
«La mattina del 30 verranno fatti dei sondaggi elettromagnetici sulla montagna del Vajont» ha spiegato Menghini. «La risposta del terreno, sotto forma di dati, sarà analizzata e trasmessa a un quartetto di musicisti per diventare uno spartito. Saranno le note del Vajont, che nella serata diventeranno musica».





